IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello
Regia di Luigi Farioli
Scritta
nel 1918, ma rappresentata l'anno prima in dialetto siciliano, la
commedia ebbe il debutto in italiano nel 1928 ad opera dell'autore
e di Marta Abba. Il berretto a sonagli, come accade spesso con i
lavori di Pirandello, è tratto da due sue novelle La verità e Certi
obblighi, e la derivazione letteraria è abbastanza evidente. I dialoghi
e la conduzione mostrano il piacere delle parole, tanto che ritorna
il giudizio di Indro Montanelli che definì Pirandello un letterato
che fa teatro, ma sempre tale resta. E' un difetto? Proprio il gusto
di cesellare la parola, che diventa azione e giudizio morale, arricchisce
la qualità del suo teatro, lo incide e lo qualifica come pirandelliano,
che significa scavo e indagine poetica, indubitabilmente appartenente
al suo stile di autore che incontra i propri personaggi e con essi
entra in dialettico confronto.
Si prenda l'allestimento della Compagnia "Aresina",
visto al Teatro Nuovo di Milano nell'ambito del Terzo Festival
del Teatro Amatoriale, per la regia di Luigi Farioli. Il testo è
interpretato come un "teatro nel teatro", con gli attori che stazionano
ai lati della pedana a vista; ognuno all'inizio si prepara a calarsi
nel proprio personaggio, e dopo l'azione ritorna al suo posto a
fare da spettatore. E' un modo per informare il pubblico della doppia
valenza dell'assunto della commedia: verità e apparenza.
Siamo in un piccolo centro siciliano, Ciampa, scrivano al servizio
del signor Fiorica, sa che la giovane moglie lo tradisce con il
padrone, ma tace e sopporta perché la cosa è segreta. Ma quando
la signora Beatrice Fiorica, che si è accorta del tradimento del
marito, escogita un tranello per cogliere gli amanti in flagrante,
divulga la tresca e ne fa uscire uno scandalo, Ciampa reagisce e
si pone contro tutto il contesto sociale. Egli recita la farsa quotidiana
dei "pupi" che si scannano in privato ma fanno bella mostra in pubblico.
Lo fa per salvaguardare la propria dignità di marito, e anche perché
sarebbe costretto al delitto d'onore per lavare l'onta e non perdere
la rispettabilità. Ma si comporta con intelligente astuzia, convince
la gente a considerare l'adulterio una menzogna dettata dalla pazzia
che affligge Beatrice, che perciò merita l'internamento in manicomio.
Tutti capiscono che questo escamotage preserva dallo scandalo tre
famiglie, e salva l'onore e l'apparenza. Tre mesi di manicomio con
il berretto a sonagli, che si mette ai pazzi, afferma Ciampa, consente
di gridare la verità a ciascuno, poiché per essere creduti pazzi
basta gridare in faccia a tutti la verità. E la forma è salva.
I due atti della vicenda sono svolti dagli attori
con rigoroso comportamento e bella resa scenica. Il solo divano
sulla pedana simboleggia l'ambiente borghese, che mette in mostra
una vernice perbenistica, e dà modo ai personaggi di porre in rilievo
il dialogo con gli atteggiamenti, su cui poggia tutto l'impianto
teatrale. Questo impegna ognuno a disegnare perfettamente la figura
che interpreta. Ci riescono molto bene le donne, specialmente Claudia
Ferrara, la cui Beatrice è puntualizzata con piglio e calore di
donna offesa e dolente. Piace la serva Fana, di Mariagrazia Vacalopulo,
che partecipa convinta alle vicissitudini familiari. Anche la breve
parte della Saracena, la malalingua che è uno dei personaggi pirandelliani
più famosi, deve a Laura Bonati un ritratto spiccante. La madre
di Beatrice, Assunta, la fa la brava Gina Mariano. Gli uomini si
destreggiano, ma stanno un filo sotto. Sia l'elegante Fifì di Vasco
Lorenzi, che il caratterizzato e grottesco Delegato Spanò di Flavio
Broggi. Su tutti si eleva Ettore Cibelli, questo filodrammatico
che fa onore alla categoria. Il suo Ciampa è davvero un rotondo
personaggio. Calmo, raziocinante, misurato e anche amaro, pone la
sua condizione di uomo che sa e accoglie, consuma nobilmente in
sé un dolore che si trasforma in rivalsa, ma non ne gode, perché
anch'egli è vittima del contesto sociale. Bravo Cibelli!
E brava la regia di Farioli per la serietà e la sobria misura con
cui ha realizzato il suo Pirandello.