LA BISBETICA DOMATA
di William Shakespeare
Regia di Gianlorenzo Brambilla
Il
capolavoro comico di Shakespeare non ha una precisa data di scrittura,
si dice che l'autore l'abbia composto intorno al 1593. Le fonti
sono diverse, addirittura si citano "Le mille e una notte",
e i "Suppositi" dell'Ariosto. Ma la vicenda di Caterina e
Petrucchio è di Shakespeare; come in altre commedie, l'ambientazione
è italiana: lui è veronese, lei è figlia del padovano Battista.
La trama, notissima, è diventata quasi proverbiale per la gradevolezza
degli intrecci, e per la frequentazione da parte di tantissimi attori,
sia teatrali che di cinema. Come non ricordare lo strepitoso successo
del film, diretto nel 1967 da Franco Zeffirelli realisticamente,
con Elizabeth Taylor e Richard Burton protagonisti?
Evviva, dunque, La bisbetica domata, che Gianlorenzo
Brambilla ha messo in scena al Teatro Licinium di Erba, con
bravi attori e, come è consuetudine, anche alcuni filodrammatici,
per l'estate 2010. Allestimento che rinuncia al prologo originale
con l'ubriaco Sly che sogna di assistere alla commedia, mentre la
regia sceglie di ambientare la rappresentazione come un divertissement
di attori che si sollazzano a vestirsi da personaggi per recitare
il testo di Shakespeare.
Ecco la casa del ricco Battista, padre di Caterina e di Bianca,
il quale è assillato da pretendenti che ambiscono alla mano di quest'ultima,
e disdegnano quella della impossibile e caratteriale Caterina, pur
bella e giovane, ma collerica, prepotente, e svelta di lingua, perciò
bisbetica. Battista pone come condizione alle nozze della dolce
Bianca, prima il matrimonio della sorella maggiore, cosa che appare
quasi impossibile. Due pretendenti, Gremio e Ortensio, conoscono
un tale di Verona, di nome Petrucchio, bisognoso di quattrini, che
potrebbe farsi avanti per sposare Caterina. Costui, maschio fino
a oltre il midollo, si presenta e accetta di impalmare la bisbetica.
Il duello si fa subito aspro e i due "fidanzati" vengono allo scoperto;
lei si comporta da arrabbiata e rifiuta di avvicinare Petrucchio,
e lui inizia a domare la puledra con una condotta allegra, stravagante,
fissando addirittura la data del matrimonio. Quando il giorno fatale
arriva, Petrucchio si presenta in ritardo, vestito in qualche modo,
e subito dopo la celebrazione se ne invola con lei. Le avventure
si susseguono con la privazione a Caterina degli abiti e del cibo,
con umiliazioni cocenti e spassosi comportamenti da parte di Petrucchio,
che, bruscamente, le fa capire quanto deleterio sia il suo modo
di fare e come si soffre quando si viene trattati male. Shakespeare
fa dire ai servi: "la fa bollire nel suo stesso brodo". Intanto,
Bianca è irretita da Lucenzio, un altro pretendente che per avvicinarla
si è travestito da maestro di musica, e se ne innamora, fino al
punto di sposarlo senza il consenso paterno. Finalmente, la cura
pedagogica di Petrucchio nei confronti di Caterina sembra sortire
i suoi effetti, e la prova si ha allorché egli sfida i mariti di
Bianca e di una vedova, sposata da un rassegnato Ortensio, a farsi
obbedire dalle rispettive consorti. Le due signore se ne infischiano
degli ordini maritali, Caterina invece è fedele al suo Petrucchio
e docilmente lo asseconda. A chiusa del lavoro, c'è l'apparizione
di Vincenzo, padre di Lucenzio, che pone la parola fine alla divertente
e saggia favola del grande Bardo.
Lo spettacolo, che si svolge sotto il cielo stellato,
in mezzo al bosco e tra le classiche colonne erette dai fratelli
Airoldi sul palco del "Licinium" nel 1929, si avvale di una regia
bella, ritmata di trovate e di caratterizzazioni azzeccate.
C'è tutto quello che ci si aspetta dalla commedia: divertimento,
attori perfettamente in parte, colore, poesia: bellissima la notte
dell'infelice Caterina vessata dal marito, scene corali, musiche
moderne, costumi sontuosi… E c'è anche qualcosa di più, l'inventiva
di Brambilla che traveste le attrici giovani in servi maschi, e
questi assomigliano a maschere della commedia dell'arte: vere sagome
in continuo movimento. Spettacolo affascinante, che riempie di gioia
e si fa applaudire in toto. Ottimi gli attori, Giovanna Rossi è
una splendida e focosa Caterina; Petrucchio lo interpreta con vigore
e allegria Mino Manni. Bravi Sergio Masieri in Gremio, e Antonio
Grazioli nello spaurito Battista; piace Mattia Colombo in Lucenzio,
e Giorgia Mauri nella finta dolce Bianca: ah, la legge del contrappasso
femminile, come è qui dispiegata! Ci sono il caratterizzato Ortensio
di Stefano Bozzoli e lo stuolo dei "servi" femmine: Sabrina Rigamonti,
Daniela Italiano, Elisa Scirè, Silvia Ripamonti e Fernanda Mauri.
Infine, la benemerita Accademia dei Licini di Erba, ha deciso che
l'attività del futuro Teatro all'aperto, verterà esclusivamente
sull'allestimento di opere di Shakespeare, sia comiche che drammatiche,
operazione che pone il "Licinium" come unico polo italiano di produzione
di teatro estivo shespiriano.