LA COMMEDIA DI CANDIDO
Ovvero avventura teatrale di una gran donna,
tre grandi e un grande libro
(con tutto lo scompiglio che seguì)
di Stefano Massini Regia di Sergio Fantoni
Al
Teatro Carcano di Milano la Compagnia "La Contemporanea"
ha presentato un gustoso spettacolo satirico, rievocante l'opera
di Voltaire Candido, dal titolo La commedia di Candido, scritta
da Stefano Massini, autore fortunato e bravo, i cui lavori spopolano
sui palcoscenici proprio perché è bravo e quindi anche fortunato.
Dalla sua può vantare, nell'occasione, un regista come Sergio Fantoni
che sa come mettere in scena uno spettacolo, e due attori che si
chiamano Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani tanto esperti quanto
convinti nei personaggi.
Testo che ci porta nel '700, in piena temperie
culturale dei Lumi, e addirittura a contatto con i tre grandi che
ne hanno caratterizzato l'epoca: Diderot, Rousseau e Voltaire. L'autore
spiega come è nata la commedia: da un articolo pubblicato su un
periodico che definiva padri dell'Europa moderna i tre filosofi
in questione. Si è chiesto il perché, ha proseguito pedinandoli
nella loro vita privata, se ne è invaghito fino al punto di decidere
d'unirli in un filo unico e lo ha trovato nell'opera che Voltaire
minacciava di scrivere per sovvertire le basi di tutta la società,
Candido, appunto. Uno sforzo di fantasia lo ha portato a inventare
il personaggio che avrebbe coinvolto i tre e intrecciare la trama
dei rispettivi rapporti che, è noto, non erano dei migliori, e ha
inventato il personaggio di un'attrice parigina di nome Augustine.
La bella fa la serva in casa di Denis Diderot,
e Nanette, gelosa moglie dello scrittore, la vuole mandare via dopo
solo un giorno di assunzione. Augustine non è una che sa far cucina,
o pulizie, ma è così scaltra che coglie l'opportunità di entrare
nelle grazie del gran Denis per il timore che coglie costui alla
notizia della stesura di Candido. Diderot sta forgiando L'Enciclopedia
e teme gli strali polemici che da Voltaire possono giungere; altrettanto
li teme Jean D'Alembert, che viene ad annunciare la possibile catastrofe.
La donna dice sicura che conosce Voltaire e sa come smontare il
pericolo. Tutto qui. Ma è il come si svolge l'incontro: un gioco
dialogico e comico di finezza strepitosa che pone a confronto Augustine
e Diderot; la presa a gabbo del filosofo, nell'interpretazione che
ne fa Viviani, è un divertimento sopraffino, la satira tira dentro
anche D'Alembert e i beffati sono nelle mani di Augustine che mesta
recitando la parte come fosse sul palcoscenico: vero un personaggio
di commedia. In ogni caso, il ritratto paludato del sommo Autore
dei Lumi Enciclopedici va in frantumi.
Poi, Augustine si reca da Jean-Jaques Rousseau. Si
finge una farmacologa tedesca e propina al filosofo le sue pozioni
che lo libereranno dai malanni intestinali. Intanto, le pagine del
libro, rubate clandestinamente a Voltaire, si leggono di nascosto
e persino i domestici ne sono attratti. Figuriamoci uno come Rousseau,
che odiava a sangue il concittadino e non gli rivolgeva nemmeno
la parola! Lui che vive in una fatiscente stamberga tra bestie domestiche
e non, goffo e portato alle gaffe, orso di carattere e scontroso
con tutti… Insomma, Augustine lo domina e lo doma. Quindi fa visita
al principe della Cultura Illuministica, quel sole chiamato Voltaire,
e gli appare come una gran dama sgargiante di abiti sontuosi e con
una altissima parrucca. Lui è una caricatura d'uomo - come gli altri
due, tutti disegnati dalla verve e dai tic di Viviani - bardato
come un sovrano, vive in un castello ed è osannato da tutti, come
da tutti è temuto e ascoltato. Da lui si recano anche Padre Gallina,
il gesuita che ha l'incarico di proibire i libri che osano superare
i limiti consentiti dalla censura; e un Luogotenente dell'esercito
cui è giunta voce del libello con le stilettate contro le azioni
militari. E' un confronto tra il comico filosofico e le invettive
militar-religiose, spuntano teorie ancora valide e facezie, intelligenza
contro paura e vessazioni, un duello farsesco - e serioso - di battute
e di minacciosi interventi, se il libro verrà pubblicato. La storia,
citazione dell'autore, dice che Candido vide la luce come manoscritto
anonimo trovato nelle tasche di uno sconosciuto tedesco dottor Ralph.
Così, Voltaire se la cavò e, afferma Massini, se oggi possiamo leggerlo
lo si deve a quell'espediente che lo salvò dalla censura e dai roghi.
Lo spettacolo è questo recupero settecentesco di
personaggi famosi e di una donna che li prende in giro. Divertimento
e satira, proposte di idee e denunce volute fanno miscela con
un dialogo che si presenta brillante e suggerisce pure rimandi alle
opere dei grandi. E' riscontrabile la comicità e la carica di valori
che si vogliono tuttora validi, seppure discutibili. Piace il passaggio
tra l'una e l'altra figura, anche se fra i tre episodi ci sono discontinuità,
soprattutto piace la dinamica caricaturale che, specialmente in
Viviani, tratteggia i filosofi e li rende ridicoli. Brava la Piccolo
nei tre ritratti che la portano nelle magioni illuministe nelle
quali si destreggia a colpi di furbizia e con simpatica improntitudine.
Bene il cast che collabora allo svolgimento dello spettacolo, tra
cui spiccano Massimiliano Giovanetti nelle parti di D'Alembert e
del gesuita; Natalia Magni, che si moltiplica nelle donne dei tre
grandi: moglie, amante e compagna rispettivamente. Il Luogotenente
è un caricato Alessandro Pazzi, mentre le due domestiche sono le
ridanciane Francesca Farcomeni e Desirée Giorgetti.
La fama degli attori, la piacevolezza di molti momenti
e le storiche polemiche che, tra le risate, non mancano, contribuiscono
a gratificare di consensi l'inusitato spettacolo.