CHAT A DUE PIAZZE
di Ray Cooney
Regia di Gianluca Guidi
Un
tripudio di risate! E non si pensi a uno slogan pubblicitario,
è la effettiva resa dello spettacolo presentato al Teatro San
Babila, di Milano. Merito del testo dell'inglese Ray Cooney,
meccanismo perfetto di un autore con il cervello attrezzato a costruire
trame di una semplicità paradossale e diabolicamente incastrate.
Suoi i copioni teatrali di successo come Taxi a due piazze,
di cui questo Chat a due piazze è definito il seguito;
Letto ovale, e altri testi che hanno spopolato per la comicità
moltiplicata che ricorda le commedie di Georges Feydeau. Il merito
va condiviso con chi ha versato in italiano il lavoro, Luca Barcellona,
un'operazione da applausi. Merito anche della regia di Gianluca
Guidi, figlio di Johnny Dorelli, dal quale ha imparato l'arte di
stare in scena, recitare con misura e pure dirigere spettacoli con
eccezionale senso del ritmo. Merito, infine, degli attori: tutti
azzeccati e fantasticamente calati negli improbabili ed esilaranti
personaggi. In conclusione uno spettacolo che si accredita probabilmente
come il migliore prodotto comico della stagione.
Raccontare che cosa accade è impossibile. La
traccia è data da Mario Rossi, tassista quarantatreenne bigamo,
che da quasi vent'anni si sollazza in una doppia vita matrimoniale.
A Roma, dove vive, conduce la sua felice esistenza con Carla e la
figlia Alice in piazza Risorgimento; contemporaneamente vive un'altrettanta
felice esistenza con Barbara e il figlio Giacomo in piazza Irnerio.
La situazione gli è facilitata dai turni che la professione di tassista
lo obbliga ad osservare: di giorno di qui, di notte di là e viceversa.
Tutto procede con metodica precisione e le rispettive famiglie,
che nulla sanno, sono soddisfatte. I ragazzi crescono bene, e come
tutti i giovani chattano. Chatta oggi, chatta domani, il computer
li porta a conoscersi virtualmente e a simpatizzare, superando non
virtualmente il rapporto con un appuntamento concreto. Alice e Giacomo
si vogliono incontrare senza sapere di essere fratello e sorella
da parte di padre, solo la combinazione dello stesso cognome Rossi,
e del nome Mario che entrambi hanno in comune nel papà, e il medesimo
lavoro paterno di conducenti di tassi li sollecita a vedersi in
faccia. Come il tassista scopre l'intenzione dei figli entra in
azione con tutta la forza della disperazione per impedire il rendez-vous.
La commedia sta nella manovra di ostacolare un possibile
e vituperato incesto che sarebbe la catastrofe del doppio menage
di Mario Rossi. Lo stile di Cooney, già sperimentato in altri lavori,
consente che la scena sia unica per entrambi le famiglie, una convenzionale
divisione di spazi e un altrettanto uso comune degli stessi, fa
sì che tutto accada contemporaneamente, senza tuttavia che i personaggi
interferiscano, ma anzi si ignorano e si muovono autonomamente.
Allora, Mario, nella sua casa dove dimora con la moglie Carla, in
piazza Risorgimento, è atteso dall'altra moglie Barbara, in piazza
Irnerio, mentre la figlia Alice si prepara per incontrare Giacomo.
Il padre bruscamente glielo impedisce, chiudendola in camera, poi
corre da Barbara, per impedire a Giacomo di uscire di casa. Ma il
telefono e Carla fanno tardare Mario, sicché lo stesso chiede aiuto
a Walter, l'amico inquilino che non gli paga l'affitto, ma sa delle
situazioni e ne è complice, il quale è in procinto di partire per
le vacanze marine con il vecchio padre, detto il "nonno", che l'attende
in strada. Durante il tragitto Mario fora una gomma del tassi, ritorna
e si fa dare la macchina da Walter. Intanto giunge Giacomo in casa
di Carla, e Walter gli fa credere di essere il padre di Alice. Telefoni
che squillano, mogli che interferiscono, ma i due ragazzi non si
incontrano. Mario arriva da Barbara per intercettare Giacomo, il
quale, intanto, viene mandato da Walter in un improbabile bar dove,
dice, c'è Alice. Il vecchio nonno stufo di attendere entra da Carla,
e suonato com'è crede di essere arrivato al mare. Carla vuol conoscere
questo Giacomo che simpatizza con la figlia, ma Walter, come il
giovane ritorna senza avere trovato la ragazza, lo manda di sopra,
nel suo alloggio, e confessa a Carla di avere una segreta relazione
amorosa per nascondere il ragazzo. Quando il giovane scende, Carla
equivoca scandalizzata su un rapporto gay tra i due. Dall'altra
parte Alice, uscita finalmente dalla sua camera, si è recata da
Barbara, si parlano cordialmente, e dimentica la borsa sul divano,
allora Barbara viene da Carla per restituirla. Intanto Mario, nell'inseguire
i figli, trova in casa sua (!) Giacomo, e si camuffa in ogni modo
per non farsi riconoscere da lui. Barbara, nel frattempo, viene
mandata di sopra dove sta il nonno, mandrillo e voglioso come non
mai… Giacomo si destreggia per incontrare Alice, e lei fa altrettanto
senza riuscirci. Walter inventa bugie su bugie affinché i due non
si avvicinino, apre e chiude porte per impedire ingressi, risponde,
e non, ai telefoni che suonano in continuazione, appare svestito,
inventa cadaveri… basta! Andate a vedere la commedia e divertitevi
al ciclopico casino scenico che non sbaglia un colpo se… questa
assurda farsa piramidale, che non ha altra logica che quella di
montare una macchina per sorprendere e far ridere, sia di vostro
congeniale interesse. Ed è impossibile che non lo sia! Volete sapere
il finale? Tié!, nemmeno pagato lo dico: anche se non è troppo difficile
da indovinare.
Nessuna situazione osé, qualche, giustificata,
espressione colorita, battute a cascata e soprattutto un ritmo trascinante
che incalza come una comica di film muto; la matassa è di una intelligenza
paradossale e il grottesco finge di sfiorare il moralismo, invece
se ne serve, ma questo fa parte degli ingredienti di Ray Cooney,
classe 1932!
Gli attori sono preparati come congegni di antica
orologeria, o come elementi di computer che li fa danzare sul palcoscenico.
Fabio Ferrari, figlio d'arte di Paolo, è il tassista Mario Rossi:
funambolo tuttofare. Magnifico nella caratterizzazione multiforme
e folle di Walter è Gianluca Ramazzotti; Lorenza Mario è la dinamica
moglie Carla, mentre Barbara è la bella Miriam Mesturino. I giovani
Alice e Giacomo sono davvero bravi, e Claudia Ferri e Antonio Pisu
li interpretano al bacio. Infine gli 86 anni di Raffaele Pisu arricchiscono
il personaggio del "nonno" con deliziosa malizia e sapientissimo
umorismo.
San Babila conquistato e fremente di divertiti applausi.