COMPLICI
di Rupert Holmes
Traduzione adattamento e regia di Ennio Coltorti
Tradizione
esige che di fronte a uno spettacolo "giallo" chi lo vede non sveli
nulla dei contenuti e della trama, tanto meno il nome dell'eventuale
assassino. Perciò mi attengo alla consuetudine e scantono dicendo
che gli attori sono adatti, che la regia è puntuale e la scenografia
realizza il contenitore della storia che si svolge in una solitaria
brughiera inglese, negli anni Settanta, o giù di lì. Fine.
Invece cedo a raccontare una piccola traccia che risponde
alle intenzioni dell'autore, Rupert Holmes, inglese di nascita e
americano di cultura, compositore, scrittore di commedie, romanzi
e musical, vincitore con questo Complici dell'Oscar del Crimine,
come viene definito l'Edgar Allan Poe Award, assegnato dalla Giuria
del Mistery of Writers of America. Traccia che tende a presentare
un quartetto di attori: due maschi e due femmine - più uno, e non
dirò chi - che interpretano una commedia gialla e si scambiano ruoli
e nomi, nell'intento di sorprendere il pubblico che, naturalmente,
è seduto nell'elegante platea del Teatro San Babila di Milano,
con il preciso scopo di lasciarsi sorprendere. La cosa riesce nella
prima parte, che scorre nella consueta trafila di accadimenti -
non dirò quali - e promette sviluppi in linea con quanto si è visto.
Viceversa, la sorpresa in seguito si attorciglia e si dipana sino
a quando… Basta, non si deve proseguire.
Posso aggiungere che il lavoro è accattivante per
quel tanto di ironia e presa in giro che lo rende quasi farsesco,
di certo giocoso, volontariamente aggrovigliato e punta a diventare
serio, sino a coinvolgere il pubblico con una virata multipla che
lo fa teatro nel teatro. Colpi di scena, che devono esserci in un
"giallo", avvelenamenti finti e/o veri, colpi di pistola e uccisioni
con escamotage originali, atteggiamenti di sesso, ahimè, di gusto
dubbio, e tante caratterizzazioni, delle quali gli attori si avvalgono
giostrando nel fuori dentro dei propri personaggi. Insomma, una
debordante quantità di cose confezionate per sorprendere, sorprendere
e poi ancora sorprendere. Ciò è il merito e anche il limite del
lavoro, che si può persino definire una presa in giro degli spettacoli
criminali, ed è la cosa migliore. Che altro? Bravi gli attori, credibili
e duttili, a cominciare da Ennio Coltorti, la cui regia piace per
la lievità e l'umorismo che percorre tutto lo spettacolo; piacevole
Gianluca Ramazzotti, leziosa, maliziosa e seducente Cinzia Mascoli,
provocante la finta oca giuliva teatrale di Adriana Ortolani.
Facciamo che il pubblico ci sta e, come al solito,
considera un "giallo" per quello che è: un gioco da giocare sino
alla fine con lo stesso interesse, specialmente, come qui accade,
se viene trasformato in "complice" dello spettacolo.