MY FAIR LADY
Testi di Lan Jay Lerner
Musiche di Frederick Loewe
Adattamento e regia di Corrado Abbati
Al
Teatro Carcano di Milano, solo per poche repliche, è approdata
una delle commedie musicali più belle e fortunate: My fair Lady.
Scritto nel 1956 dall'americano Lan Jay Lerner e musicato dal tedesco
Frederick Loewe, il lavoro è tratto dalla commedia Pigmalione,
del grande scrittore irlandese G. B. Shaw (1856-1950).
Non molti spettacoli possono vantare un successo strepitoso
come questo musical che contiene melodie bellissime, create
da un vero musicista che ebbe una vita a dir poco travagliata, le
cui avventure e vicissitudini sarebbe bello ricordare. Della serie:
musical che resistono imperituri al trascorrere del tempo e sono
diventati classici del genere, My fair Lady la prova del
proprio favore l'ha avuta al Carcano, straripante di pubblico trascinato
dalla vicenda di Eliza Doolitle e del professore di fonetica e glottologo
Higgins.
L'origine del lavoro risale al mito, narrato da
Ovidio, dello scultore Pigmalione innamorato della statua femminile
che aveva scolpito, il quale indusse Venere a trasformarla in
creatura vivente e venne dalla dea accontentato. A Shaw, cui piaceva
riandare alle figure e ai simboli antichi nelle sue commedie, riprese
a modo suo il mito adattandolo nella brillante vicenda teatrale
intitolata con il nome del famoso scultore. Pigmalione andò
in scena a Vienna nel 1912, in seguito venne rappresentata con grande
successo in tutti i teatri del mondo. Lo scopo dell'autore, un socialista
dichiarato, era propugnare che la forma ha la sua determinante importanza
e il linguaggio ne fa parte, soprattutto lo si conquista con fatica.
Come detto, nel 1956 andò in scena My fair Lady, che tradotta
in un film mieté premi Oscar e fama, avendo per protagonista una
star assoluta come Audrey Hepburn, con al fianco un flemmatico e
simpaticissimo Rex Harrison.
Il musical si apre all'esterno del londinese Teatro
Covent Garden, dove la fioraia Eliza offre le sue violette agli
spettatori alla fine degli spettacoli. L'incolta giovane si
esprime in un frasario dialettale, sgraziato e pieno di urlacci
e indecenze che attira il professor Higgins, specialista del linguaggio
e studioso dei dialetti. Con l'amico colonnello Pickering, anch'egli
cultore di glottologia, Higgins scommette che in capo a pochi mesi
trasformerà la volgare fioraia in una dama dell'alta società. Eliza
viene perciò accolta nella casa del professore, educata con rigore
a parlare con proprietà e a comportarsi civilmente. La durissima
cura cui è sottoposta le muta anche i sentimenti, perché si innamora
del suo severo Pigmalione, che, dopo alcune fasi di rodaggio, finalmente
la fa debuttare fra duchi, duchesse e persino la presenta alla Regina
di Transilvania durante la festa in suo onore. Eliza supera a pieni
voti l'esame e Higgins vince la scommessa. Ora, la ex fioraia è
diventata un oggetto da scaricare perché ha ormai terminato il suo
percorso di cavia. Offesa da questo comportamento, la giovane lascia
la bella casa e torna al suo vecchio mestiere. E' allora che Higgins
si accorge che Eliza non rappresentava solo un oggetto d'esperimento,
ma era una creatura delicata che gli aveva colpito il cuore e la
sua presenza gli è diventata indispensabile. Nel contempo, la ragazza
non può scendere dai gradini sociali che la cultura di Higgins le
ha fatto salire e, quindi, non può fare a meno di tornare da lui
per l'indispensabile lieto fine d'amore che li renderà felici. A
lato del rapporto tra discente e docente, c'è il tratteggio impagabile
del padre di lei, Alfred, un ubriacone dotato di una filosofia sensata
e furba, che tanto piace a Higgins da procurare al futuro suocero
una sorprendente fortuna. Pigmalione ha dunque avuto il suo premio,
e Venere il proprio trionfo.
La Compagnia inScena di Corrado Abbati, l'artista che da tempo
recupera le vecchie operette e le ripresenta con valida dignità
e sapiente restauro spettacolare, ha fatto di My fair Lady
un musical dal ritmo dinamico, giocando sulla colonna sonora che
sorregge e accompagna il canto bellissimo di Eliza, la giovane Raffaella
Montini che sa pure recitare e muoversi bene in scena. Tutto si
incentra su di lei, persino il bravo Carlo Monopoli, che fa Higgins,
le ruota intorno e convince nel ruolo egocentrico del glottologo
e poi del sorpreso innamorato. Caratterizzato a dovere, con un pizzico
di compiacimento, è l'Alfred dello stesso Abbati, simpatico istrione
di palcoscenico. Bene il colonnello complice del collega di fonetica,
interpretato da Fabrizio Macciantelli; di classe la resa della governante
di casa Higgins, Antonella Degasperi. Tutti cantano molto bene,
corredati da un corpo di ballo tuttofare, che sebbene non numeroso
anima i passaggi e i momenti della storia in maniera esatta e tecnicamente
attrezzata. Un cenno ai bellissimi costumi che connotano
il tempo storico e gli ambienti sociali della Londra di inizio Secolo
Ventesimo, invece povera la scenografia. Non altro… (come rendere
il fascino delle musiche di Loewe? Bisogna sentirle e, come è accaduto
al Carcano, accompagnarle fragorosamente con il battimani di un
pubblico, in maggioranza avanti negli anni, così soddisfatto da
non voler uscire dal teatro).