LULU'
di Carlo Bertolazzi
Regia di Andrée Ruth Shammah
Al Teatro Franco Parenti di Milano è stata rappresentata
Lulù, che Carlo Bertolazzi scrisse nel 1903. L'autore, nato
a Rivolta d'Adda il 3 novembre 1870 da famiglia benestante, fece
gli studi all'Università di Pavia, dove si laureò a ventiquattro
anni. Divenne poi segretario comunale, e fu volontario ufficiale
degli alpini. Si avvicinò al teatro nel 1887 con alcune opere minori.
La prima, intitolata Mamma Teresa, venne rappresentata nel
1888 da una compagnia filodrammatica. Nel 1889 fece fiasco con la
Trilogia di Gilda. In seguito, però, il successo gli arrise
con El nost Milan, nel 1898, considerato il suo capolavoro.
Nel 1894-95 è critico teatrale del giornale "La sera", di Milano.
Trentotto furono le opere dialettali e in lingua scritte da Bertolazzi,
molte bellissime e famose. Egli è considerato uno dei più significativi
commediografi italiani dell'epoca, certamente il maggiore tra i
milanesi. La sua vita venne segnata da molte traversie, e la sua
salute, dal 1906, fu attraversata da un male che il 2 giugno 1916
lo spense, esattamente un mese prima aveva aperto a Milano uno studio
di notaio. Un'esistenza da povero uomo, si disse, ma non per quanto
riguarda il teatro: per questo fu davvero grande.
Di lui Silvio D'Amico dice che: "… lascia prevalere… con compiacenza
amara… il fondo accorato e pessimista, proprio degli autori del
suo tempo… e una vena popolana , a cui dobbiamo la massima parte
delle sue opere migliori". Nota Folco Portinari: "… il suo resta
l'unico tentativo di rappresentazione, sia pure in forma descrittiva,
di una realtà storico-ambientale di cui si abbia testimonianza per
il decennio cruciale (a cavallo dell'8-900) della storia della cultura
italiana… Di quelle contraddizioni, di quegli equivoci, di quella
instabilità, di quegli errori… Bertolazzi fu partecipe onesto con
il suo teatro… il documento di un'epoca, certo. E qualcosa di più.
Un baleno di poesia".
Non si dimentichi che Bertolazzi, dopo decenni di silenzio, venne
come "riabilitato", proprio nella sua Milano, con gli allestimenti
del Piccolo Teatro e di Giorgio Strehler, e di altri registi, di
diverse sue commedie come El nost Milan, L'egoista,
Lorenzo e il suo avvocato, Il matrimonio de la Lena,
La gibigiana. Con esiti addirittura trionfali.
Lulùè il racconto di una ballerina milanese di
estrazione popolare e di piccole virtù, anzi nessuna, che se la
spassa con più uomini. Ama il borghese Mario, al quale si concede
con sentimento, ma non trascura altri benestanti personaggi. La
sua prerogativa è mentire, sempre e con naturalezza. Figlia di una
madre meno che mediocre e volgare, che le tiene mano, e, forse,
di un padre beone che fa il ciabattino quando ne ha voglia, Lulù
foraggia la famiglia con i soldi che si procaccia con le sue frequentazioni.
Per farsi sposare da Mario, in rotta con i suoi per colpa di lei,
inventa di essere incinta. Dopo il matrimonio, il marito la esilia
in una bella villa in campagna, ma anche qui, dove i genitori di
lei si sono trasferiti e fanno vita da beceri signori, la giovane
non tralascia di unirsi agli amanti. Spiata e scoperta dal consorte,
Lulù confessa di non essere incinta, e la reazione di Mario è talmente
furibonda che, tolta la pistola di tasca, uccide la moglie con un
solo colpo. Chi è Lulù? Una donna allevata in un ambiente squallido,
con un carattere che la porta a identificarsi con l'istinto e con
il sesso; essa è convinta che abbandonarsi a tutte le immorali situazioni
sia naturale, mente per concedere a se stessa ogni libertà, senza
domandarsi che cosa sia il male o il bene: Lulù è così. I critici
qualificati vedono in lei un'antesignana delle eroine pirandelliane,
la sua identità è multiforme, quasi la cambiasse a ogni vestito
che indossa. Viene da dire che la protagonista è veritiera sempre,
la sua è una fuga da una realtà all'altra che lei trasforma, in
quel momento, nell'unica verità credibile. Perciò, chiedersi chi
sia Lulù fa ricordare - chissà perché - la figura evangelica della
Samaritana, colei che ha avuto cinque mariti, e forse li ha amati
tutti, e a tutti si è concessa. Personaggio attuale, Lulù, crediamo
per un'amoralità che serpeggia, e anche peggio, nel mondo d'oggi,
e va capita. Per Bertolazzi, invece, doveva essere l'emblema di
una società marcia da bollare apertamente, senza concedere passaporti
o sconti, e Lulù ne è probabilmente una vittima.
L'interpretazione fa discutere. Lulù è resa da Sabrina Colle,
una ex modella dal fisico asciutto e molto bella. Il suo parlare
è volutamente lombardo, caratteristico nella dizione aperta dei
milanesi che parlano in lingua, ovvero, non recita nei canoni consueti:
usa un naturalismo, o verismo, che la distingue per quella che è:
una popolana dell'epoca calata tra ricchi viziosi. La scelta registica
la fa muovere convenientemente, indossare abiti a iosa, adatti alle
piccanti situazioni. Dicasi altrettanto per i genitori: attori Marco
Balbi e Chicca Minini, due esseri che averli per padre e madre è
a dir poco una disgrazia, e lo dimostrano molto bene, anche usando
il dialetto. L'irruente Mario è interpretato da un ingenuo e innamoratissimo
Marco Vergani. Piace Pietro Micci sia nel ruolo di uno degli amanti
di Lulù, che come regista-terapeuta e conduttore. Un altro amante,
sale dalla platea, ed è l'attore Eugenio de' Giorgi, quasi a suggerire
la pletora e l'origine dei frequentatori di Lulù. Dalla platea sale
pure una pseudo spettatrice, Isabella Aldovini, a commentare i significati
del dramma. Infine, la diligente e maneggiona domestica Giustina,
di Marta Carasso.
Lo spettacolo diretto da Andrée Shammah si presenta come un
originale esperimento tecnologico, nel senso di un metateatro -
teatro che parla di se stesso - che si avvale della cooperazione
del mezzo televisivo. La regista ha pensato di chiedere alla
RAI il supporto di quattro telecamere che, durante lo spettacolo,
si muovono liberamente in platea e sul palcoscenico, mentre gli
addetti esterni spostano a vista gli elementi scenici sotto la guida
di una suggeritrice. Di più, uno degli uomini della protagonista,
Pietro Micci, personaggio del dramma, si trasforma, come accennato,
in regista-terapeuta che analizza, a tratti interrompendo l'azione
della vicenda, la figura di Lulù, nel tentativo di coinvolgere il
pubblico a interrogarsi su di lei e a comprendere il suo modo di
comportarsi. Insomma, una versione modernissima di teatro nel teatro,
con la TV a fare da commento e contenitore stimolante, finalizzato
il tutto a essere prossimamente trasmesso sullo schermo casalingo
degli spettatori. Una cosa certamente interessante. Il pubblico competente del Franco Parenti ha apprezzato l'inconsueto
allestimento e ne ha decretato il successo. La Shammah ha detto
che il teatro deve trovare spazi nuovi e nuovi fruitori, entrando
nelle case anche attraverso la mediazione televisiva.