SALI E T'ABBACCHI
di Gino Rivieccio e Gustavo Verde
Regia di Gaetano Liguori
Una
farsa napoletana, gustosa e assai divertente, è andata in scena
al Teatro San Babila di Milano, interprete e autore, con
Gustavo Verde, l'attore Gino Rivieccio. Senza una trama vera e propria,
con una ininterrotta sequenza di apparizioni di personaggi strampalati,
di situazioni assurde e paradossali, di battute al rubinetto,
la commedia si svolge attorno a un ascensore guastatosi la sera
di San Silvestro, il che rende difficoltoso accedere all'attico
del medico pediatra Antonio Salzano, sito al 19° piano. Costui ha
organizzato una festa di fine anno con personalità di rilievo, assessore
e luminari convocati in pompa magna, con tanto di buffet e champagne,
pianista e cantante rinomati, compresi. Il medico è stato recentemente
abbandonato dalla moglie, in fuga con l'amante verso lidi caldi,
e anche questo contribuisce, per lui rimasto solo, a fare della
festa un motivo di svago. Ma, le cose non vanno dalla parte giusta.
Il cantante, si vedrà, è un nanerottolo, ingaggiato
all'ultimo minuto, che garbuglia le parole e le consonanti; il pianista,
per fatti passati, quando si arrabbia urla in milanese; il furgone,
con il catering a bordo, è stato rubato e l'autista, salito con
due cestelli d'acqua minerale sino all'attico, piomba in una crisi
catastrofica. Il portiere, che asmatico fatica a fare le scale,
si incarica di procacciare le vivande per la cena, e avverte il
fratello gemello, brigadiere dei carabinieri, di rintracciare il
furgone. Il cantante presentatosi discinto, perché rimasto sul pianerottolo
di casa senza le chiavi per rientrare, viene rivestito con lo smoking
del padrone di casa, che è quasi il doppio di lui. La cameriera
è una giovane tedesca che impartisce ordini come una SS; il portiere
ha chiesto ai condomini un aiuto sotto forma di leccornie e arriva
sfinito con una sola bottiglia di aperitivo. Però, nel frattempo,
si è presentato il gemello brigadiere per ricevere la denuncia del
furto del furgone, e poiché è un pessimista e iettatore nato, scommette
che il mezzo non verrà mai trovato. Intanto, il cantante, ahimè!,
canta! Gli ospiti trovano scuse politiche per darsi assenti: come
l'assessore, invischiato in indagini per corruzione; o si fermano
ai piani bassi, per impossibilità a giungere al 19° piano. A tutto
ciò, improvvisamente, Antonio riceve un messaggio che lo informa
di un figlio, concepito con la donna a suo tempo fidanzata e mai
conosciuto, che si presenterà a lui la sera stessa. Allora egli
indaga se il corto cantante, oppure il povero autista possono essere
il rampollo annunciato, e l'aiuta la cameriera, pseudo laureata
in genetica. Intanto, il furgone è ritrovato, ma le cibarie sono
sparite; torna il brigadiere; risale il portiere; il pianista vuole
giustificare la sua presenza e si suona e si balla, ma l'atmosfera
non è più la stessa, anche se i fuochi artificiali salutano l'anno
nuovo. Il finale vede la partenza di tutti, il non arrivo degli
ospiti, e Antonio resta solo con la melanconia di un figlio, sempre
desiderato e adesso da trovare a ogni costo.
L'annotazione dei fatti non rende la festosità della
farsa, perfettamente condita con ingredienti napoletani, garanzia
di sana comicità e di spasso. Sono le caratterizzazioni dei personaggi
portate al limite dell'improbabile, lo scroscio delle battute e
dei non sense, che ne formano lo svolgimento. Tuttavia, è necessaria
l'accettazione della pietanza per gustare la cena offerta da Gino
Rivieccio. A tratti si supera il livello, oppure si abbassa la tensione,
ma il risultato è sempre straordinario, sorprese e risate non si
fermano pressoché mai. Anzi, senza volgarità, assenza di parolacce
clandestine o palesi, l'assunto si fa pure serioso: quel figlio
ritrovato, non fa niente se inventato, dice l'ansia di paternità;
il disfacimento matrimoniale che subisce fa soffrire il pediatra,
e lo immalinconisce, quasi fosse un fallimento. Tocchi di umanità
che nobilitano la figura di Rivieccio, protagonista molto bravo
e perfettamente in parte. Il cast è indovinato, e tutti tratteggiano
i personaggi come macchiette volute, sagome teatrali che ricordano,
persino, la commedia dell'arte in chiave partenopea. Splendido nella
doppia veste di portiere e sfigato brigadiere Tullio Del Matto.
Formidabile il corto cantante reso da Lello Pirone, che con Giancarlo
De Simone, Rosario Minervini e la bella Rita Corrado regalano una
cornucopia piena di divertimento e allegria.