IL PADRE DELLA SPOSA di Carolyne
Franke Adattamento di Gustavo Verde e Mario Scaletta Regia di Marco
Parodi
Il
successo di questo spettacolo, già celebre nel titolo, ripete quello
che ottennero i due film ricavati dal testo di Carolyne Franke nel
1950, per la regia di Vincente Mannelli, con Spencer Tracy ed Elizabeth
Taylor; e nel 1991, regia di Charles Shyer, con Steve Martin e Diane
Keaton.
Il Teatro San Babila di Milano si è fatto esaurito per assistere
all'adattamento italiano di Gustavo Verde e Mario Scaletta dello
stesso lavoro, diretto da Marco Parodi e interpretato da un cast
di attori ben caratterizzati. Salta immediatamente all'orecchio
la sfilza di battute comico/umoristiche che ne delineano l'italianità
e sostanziano la simpatia della trama, tutta basata sull'evento
del matrimonio della giovanissima Kathy, figlia del napoletano Giovanni
e della francese Michelle, con il giovane Ludovico, rampollo di
due stranissimi e facoltosi coniugi. Giovanni accoglie la figlia,
reduce da un soggiorno in America, come il ritorno del figliol prodigo,
tanto le vuole bene; ma quando Kathy gli annuncia che ha deciso
di sposarsi l'uomo va in crisi. Iniziano perciò le manovre per dissuadere
la ragazza dal gran passo, mentre la mamma è assai più elastica
e consenziente. Non è che il fidanzato sia un'aquila di savoir fair,
anzi ne combina mica male; per non parlare dei genitori, specie
la madre, sull'orlo di un'incipiente demenza, che la porta a un
florilegio di scemenze verbali, una più divertente dell'altra. Giovanni,
perciò, sembra avere buon gioco; ma l'amore di padre, la saggezza
di Michelle e il frizzo della giovane innamorata portano felicemente
al giorno più bello, nonostante le spese folli e, soprattutto, l'ingaggio
di Frank, organizzatore di eventi dal taglio internazional/gay/russo
e tant'altro, la cui presenza è uno spasso macchiettistico che accentua
il già vistoso divertimento offerto dallo spettacolo.
La vicenda si arrovella a cercare un mini conflitto, ma non ci
riesce: tutto è predisposto affinché il lieto fine raggiunga il
top dell'eleganza e della gioia matrimoniale. C'è un vago sapore
di cose di un tempo, quando la famiglia era un valore concreto,
e lo sposarsi in chiesa apparteneva alla tradizione che non si poteva
disertare, insieme alla certezza che l'amore era eterno, anche se
subiva degli alti e bassi: sembra trascorsa un'epoca antidiluviana,
ed era solo l'altro ieri e dintorni.
Tutto risolto: dialogo spumeggiante e ritmo indiavolato; scenografia
girevole e colorata, interpretazione da primi della classe in materia
di umorismo e simpatia, con brindisi nell'atrio del Teatro, assieme
attori e pubblico che li coccola e li complimenta, domanda e solleva
i calici, aumentando il già pingue successo della bella commedia.
Giovanni è quel napoletano immediato e sorprendente di Gino Rivieccio;
Corinne Clery, attrice francese di gran classe disegna Michelle
cambiando tot vestiti: ci vogliono! Selene Gandini è la frizzante,
spiritosa e innamoratissima Kathy, del giovane Ludovico di Andrea
Vellotti: si farà! Brava Milly Falsini nella sua bizzarra ma azzeccata
caratterizzazione; lo stile d'attore di Renato Cortesi: cascamorto
attempato dalle ex prospettive, e la strepitosa interpretazione
di Salvatore Esposito in Frank: bravissimo!, connotano Il padre
della sposa come un appuntamento che solleva lo spirito e le
risate si rinnovano senza soste.