PRECARIE ETA'
di Maurizio Donadoni
Regia di Cristina Pezzoli
Una
bella e amara commedia che ostenta un ottimismo femminile, nonostante
le difficoltà, i fallimenti sul lavoro, nei sentimenti e si aggancia
all'attualità per divertire e far riflettere in positivo. Precarie
età, il titolo, contiene in sé il significato della precarietà,
e della età di due donne che hanno superato la cinquantina. Lo ha
scritto un attore, Maurizio Donadoni, che sembra conoscere bene
le donne, trattandosi di due protagoniste che animano il suo testo
e lo rendono accattivante con le proprie interpretazioni.
Una, Marina Battaglia, è da venticinque anni la solerte dipendente
di una azienda, adesso sbattuta a vegetare nei sotterranei di un
magazzino ingombro di colli, a rischio di licenziamento. L'altra,
Silvana Nobile, è stata ingaggiata per tagliare il personale della
stessa azienda, e incontra, nella visita ai locali, la irata Battaglia,
che fa onore al suo nome. Quando due donne impattano, lo scontro
è obbligatorio e vivace; ma l'una e l'altra scoprono qualcosa in
comune: la simpatia, la franchezza, il matrimonio anni prima andato
a monte per Marina, e il marito che evade perché perennemente impegnato,
dice lui, causa motivi professionali sempre urgenti, per Silvana.
Raramente a teatro si vede un'unione riuscita e al coperto dai tradimenti.
V'è pure il problema sociale del lavoro, la globalizzazione che
invade le aziende e impone i ritmi della flessibilità, oltre alla
esuberanza del personale che forma lo sfondo su cui si basa la commedia.
L'abilità dell'autore, e anche quella della regista, consentono
alle due di fraternizzare, e di ingaggiare insieme una sorta di
match psicologico. La tagliatrice di teste cerca di convincere la
collega a lasciare il posto di lavoro, facendo leva sulle possibilità
naturali e le risorse che ella possiede, e la rivale si difende.
I dialoghi sono all'altezza e l'amicizia fa capolino nella contesa
ora accesa ora amaramente ironica. Silvana pare vincere, sebbene
il suo fallimento matrimoniale sembri quasi avvenuto, tanto che
lui non si fa vivo nottetempo, e Marina, ormai rassegnata ad abbandonare
l'amata azienda, l'accompagna mestamente a casa.
Nella seconda parte la situazione si ribalta. Silvana Nobile è
accasata in un tugurio in cui ha immaganizzato una enorme quantità
di carabattole, incredibile bric a brac di cianfrusaglie che l'hanno
attratta e non si è mai sentita di abbandonare. Lasciata dal marito,
ha perso pure l'importante incarico di lavoro, si è ridotta una
barbona, e la sua testa ahimè!, non funziona troppo bene. Una bella
signora si fa viva nel tugurio e le offre di sbaraccare ogni cosa
in cambio di ordine e quattrini. E' una donna affascinante, ben
vestita, dinamica, tanto quanto non lo è più l'ex tagliatrice di
teste. Chi è? Indovinato: è Marina Battaglia, la quale cinque anni
prima accolse il consiglio della collega e si è data da fare come
imprenditrice di locali da liberare da qualsiasi ingombrante materiale.
Sono così diverse da non riconoscersi; ma la mania di Silvana di
accaparrare ogni cosa la indusse, allora, a mettere in borsetta
un carissimo libro scolastico di Marina, che ora riappare tra il
ciarpame. Sorpresa e conseguente festa delle due riscoperte grandi
amiche, ammissioni reciproche delle rispettive (dis)avventure, e
promessa di un sodalizio imprenditoriale ma soprattutto umano.
La prima parte è un piccolo capolavoro di teatro, si segue
con festosa e consapevole attenzione, riconoscendo le problematiche
del giorno d'oggi, e godendo di come vengono svolte, tra ironia
e seriosità. La seconda appare scontata, certo meno felice, sebbene
ottimamente condotta; il pubblico segue quello che accade, come
una trama predestinata. Le due attrici sono splendide. Maria Paiato
fa Marina con la grinta giusta dell'arrabbiata messa alla porta,
e poi della signora che domina gli eventi e se ne compiace. Anche
nel fisico la differenza è abissale, per non dire degli abiti. Patrizia
Milani emerge nella seconda parte nelle povere vesti della barbona,
e nella prima rende la manager aziendale con vera classe. Un duo
d'eccellenza interpretativa. Ci sono pure due attori neri che fanno
da siparietto ai diversi quadri del lavoro: suonano, cantano, spazzolano,
spostano e vengono applauditi. Maria e Patrizia ricevono le meritate
ovazioni del Teatro San Babila, di Milano, che ha chiuso
con Precarie età una azzeccata stagione teatrale.