Il
Gen Verde, gruppo artistico femminile, è stato fondato nel 1966
a Loppiano, in occasione del dono di una batteria di colore verde
da parte di Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari,
da cui è derivato il nome del complesso. Che, da allora, attua un
progetto di fraternità universale, mediante il modo di lavorare,
di creare, di comporre e trasfonderlo in musiche, danze e brani
teatrali, ponendosi in dialogo con tutti: di ogni età, popolo, religione
e cultura.
Il programma si è concretizzato in 1300 spettacoli rappresentati
in tutto il mondo; migliaia di concerti e tournées, oltre 60 album
in 9 lingue. Un curriculum di straordinaria presenza, ove l'ispirazione
cristiana è posta al servizio della crescita umana e culturale di
tanti, mediante una indiscussa professionalità.
La prova, ancora una volta, la si è avuta con lo spettacolo/concerto
Rapsodia, recentemente presentato al Teatro Ciak Webank,
di Milano. Sorretto da un tema di fondo evangelico: fare agli altri
ciò che vorresti fosse fatto a te, il carosello dei balletti, delle
canzoni e delle esperienze è corso via con l'entusiasmo di chi crede
profondamente in quello che interpreta. Variato anche da immagini
a illustrazione dei valori annunciati, commentato da musiche adatte
ai diversi propositi morali, Rapsodia si accredita come spettacolo
moderno, stile rap nei testi, ritmo senza cali e perfezione di canto
e di orchestrazione, sia di soliste che d'assieme. Si affrontano
il dolore e la sofferenza, la mancanza d'amore e la poesia della
natura, la famiglia e il perdono donato a piene mani, un fascio
di numeri artistici collaudati che trascinano all'adesione. Naturalmente
è necessario essere predisposti all'ascolto del Gen Verde, chi non
è in sintonia con gli assunti cantati e danzati, forse stenta ad
accettarne gli entusiasmi e i concetti. Questo è il rischio, consapevole
e senza timori, cui va incontro lo spettacolo; peraltro realizzato
con autentica cifra professionale, la parte migliore e più convincente.
Nulla da obiettare sulla verità dei contenuti, anzi! Chi non consentirebbe
a parole come: "…Ti ho aspettato così tanto/ nel tuo pianto anch'io
ho pianto/io non vedo questo fango/io vedo te/stavo giorno dopo
giorno a sperare il tuo ritorno/quella luce alla finestra/era per
te…". Dolce retorica che fa bene, penetra nel cuore scaldato dalla
musica, e solleva una riflessione da trasportare nel quotidiano.
Toccanti le confessioni delle sofferenze patite, e lenite dall'incontro
con l'amore dei fratelli e di Dio. Quella della donna brasiliana,
ora attrice del gruppo, schiava della droga, salvata da un gruppo
di amici che si dedicavano ai poveri delle favelas. O l'altra, cui
è stato ucciso il fratello, con il racconto, cantato e coreografato
del sofferto perdono degli assassini. Un collage multiforme che
viene continuamente proposto e replicato, vissuto e accolto da persone
che si sforzano di vivere l'ideale di Chiara Lubich, di cui il Gen
Verde è il magnifico messaggero visivo e sonoro in versione femminile.