AL CARCANO IL SOGNO DI MEZZA ESTATE
Di nuovo Shakespeare
Regia di Andrea Battistini
Il
Teatro Carcano di Milano apre la stagione 2011-12 con una ennesima
edizione di Sogno di una notte di mezza estate, l'opera che
Jan Kott ha definito "… la più erotica tra le opere shakespeariane".
Diretta da Andrea Battistini, che si avvale di un cast giovane,
la travolgente commedia si presenta in una versione ancora una volta
assolutamente originale e molto libera.
Non c'è anno che il lavoro non venga rappresentato, e il pubblico
ne viene sempre catturato perché fantasia, comicità e poesia si
mescolano in un unicum che attrae irresistibilmente. Addirittura
talune compagnie ne hanno fatto uno spettacolo cult che si ripete
periodicamente.
Questo in scena al Carcano, prodotto da Mariano Anagni in collaborazione
con Teatro di Castalia, divide in tre piani la complessa vicenda,
riassumendola però nella cifra del teatro nel teatro. Così, si hanno
il piano della fantasia classica che vede i personaggi mitologici
agire nell'Atene voluta dall'Autore; quello degli adolescenti che
scoprono le pene e le gioie dell'amore, vittime dell'incantesimo
di Puck, il folletto al servizio di Oberon re degli elfi, che sbaglia
a versare la magica porporina negli occhi degli innamorati, in virtù
della quale essi cadono negli equivoci amorosi che li vedono però
maturare dopo tante lotte e sofferenze. Infine, la banda dei guitti
che, usciti da un istituto per minorati, si danno a recitare la
famosa favola di Piramo e Tisbe sotto le guida di una volonterosa
regista che si serve del teatro come cura terapeutica per gli improvvisati
attori. Il tutto si snoda nell'ambiente scenico del bosco fatto di
innumerevoli, penzolanti corde che simulano alberi, liane, e diventa
via via casa, camera, e altro ancora in cui avvengono vicende straordinarie,
battaglie di corpi che si cercano e si respingono in preda a passione,
sensi che bruciano e amori travagliati. Il bosco è luogo dell'anima
e palcoscenico del "sogno" che intriga la notte, e ogni cosa avviene
per sortilegio di un mago che c'è e non c'è, se non nell'immaginazione
del poeta che veste il sogno di parole e fantasia, similitudini
sorprendenti, fatti inauditi eppure reali: perché accadono dinanzi
agli spettatori rapiti dalla realtà del teatro. Teatro evocato dai
guitti che, nei meravigliosi limiti delle proprie menomazioni, lo
propongono con icastica verità e sbalordita scoperta di caratterizzazioni,
realizzate in moduli e dialoghi attuali, esattamente come doveva
avvenire ai tempi di Shakespeare, quando il Bardo faceva recitare
i suoi filodrammatici con l'ironia e la comicità grassa del popolo.
Spettacolo denso di movimento, e insieme di tocchi commoventi, attraversato
dalla poesia del testo che l'Autore ancora giovane scrisse occasionalmente
per i festeggiamenti di un matrimonio, quindi strutturato su una
rete di allusioni, ammiccamenti, sottintesi anche salaci, che oggi
non riusciamo a cogliere, ma dei quali giunge la carica.
Spettacolo che i diversi interpreti servono con perizia e generosità,
anche fisica, e porgono con convinzione, agli ordini di un regista
che in totale libertà lo ha fatto suo e gli ha impresso un marchio
di personalità. Si potrà essere o no d'accordo con le scelte operate,
rimane un allestimento per molti versi notevole, sulla scia dei
tanti che lo hanno preceduto. Il Sogno consente (quasi) tutto, ma
è Shakespeare che lo avalla in ogni occasione, e non si può annullare.
Al Carcano molti applausi e successo.