TRAPPOLA PER TOPI
di Agatha Christie
Regia di Stefano Messina
Trappola
per topi, può essere considerato un classico. Non soltanto perché
il testo, opera celeberrima della famosa scrittrice Agatha Christie,
venne rappresentato il 25 novembre 1952 a Londra, e recitato per
55 anni consecutivi nel medesimo teatro: spettacolo che conserva
il record assoluto di tenuta, non soltanto, dunque, per queste cifre
eccezionali, la classicità gli è conferita dalla gratificazione
del pubblico, che lo accetta nonostante il trascorrere del tempo.
La prova si è avuta al Teatro Carcano di Milano, ove la Compagnia
"Attori & Tecnici" lo ha presentato, per la regia di Stefano Messina.
Platea affollata, pubblico giovane, attenzione senza cedimenti e
applausi convinti al termine, quando gli attori si sono presentati
e il regista ha pregato di non rivelare agli amici il nome dell'assassino,
secondo la tradizione che accompagna lo spettacolo.
Tutti sanno che Trappola per topi è un giallo (dal colore
della copertina del primo libro che narrava un omicidio e la caccia
all'assassino), ma è pure qualcosa di più, e di meglio. E' la
resa di un ambiente preciso, di una cultura caratterizzata agli
anni del dopoguerra, il missaggio di generi diversi che si amalgamano
perfettamente. L'autrice così lo definiva: "Non è proprio un dramma,
non è proprio uno spettacolo dell'orrore, non è proprio una commedia
brillante, ma ha qualcosa di tutte e tre e così accontenta la gente
dai gusti più disparati".
Personalmente aggiungerei che il testo è datato, e lo rivela ampiamente.
Ma è pure una macchina teatrale che gira con gli ingranaggi ancora
ben oliati e consente agli allestitori di spaziare nelle chiavi
di messa in scena. Quella del Carcano rivela la scelta di una comicità
che sembra farsesca, senza mancare di rispetto all'assunto drammatico,
e la incornicia di un realismo che conquista, perché vero. L'esempio
lo si ha subito: all'aprirsi del sipario appare una scenografia
strepitosa, l'interno di una vecchia casa inglese di campagna, ex
convento, che presenta in ogni particolare la verità dell'epoca
e la realtà dell'ambiente, creazione dello scenografo Alessandro
Chiti.
E' qui che i coniugi Mollie e Giles Ralston, sposati da un anno,
hanno voluto abitare e straformare in una locanda l'antica abitazione.
E' il primo giorno di apertura e fuori nevica maledettamente; giungono
però i clienti che hanno prenotato, e anche uno in più. La convenzione
di non raccontare la trama dei gialli, non consente di dettagliare
i particolari. Si può però dire che ciascuno di loro è arrivato
alla locanda come spinto da un segreto motivo che lo lega agli altri.
Il Maggiore in pensione, l'architetto stravagante, l'attempata,
bisbetica ex magistrato, la giovane un poco misteriosa che non vuole
dire niente di sé, e l'italiano Pallavicini, rimasto in panne con
la macchina vicino al cancello, per colpa della gran neve, che sta
isolato dal mondo la locanda. Ciascuno si comporta secondo il carattere,
il temperamento e i tic che lo connotano, e portano a considerare
i personaggi come tipicamente inglesi. I due coniugi si danno un
gran daffare, per non scontentare i clienti, e fanno tenerezza.
La radio nei notiziari comunica di un delitto avvenuto a Londra,
e si riserva di dare maggiori particolari in seguito. Ma, ad un
certo momento, ecco l'arrivo di Trotter, un sergente di polizia,
che, con gli sci è venuto per proteggere i clienti dal possibile
giungere dell'assassino, cui ha detto la radio, del quale si sospetta
un legame e una minaccia verso qualcuno degli ospiti.
La suspense si acuisce quando il poliziotto pone sotto interrogatorio
ogni personaggio, suscitando in essi ulteriore spavento e altrettanta
diffidenza. Ma è l'improvvisa e misteriosa uccisione della ex magistrato
che aumenta la paura e i sospetti, Il crescendo dell'atmosfera è
data anche dal taglio dei fili telefonici che rendono totalmente
isolata la locanda, e il cupo interrogativo di chi sia stato a uccidere
la donna, si accompagna all'attesa di chi sarà la prossima vittima.
Esce a poco a poco una passata storia familiare di dolore, di tre
bambini infelici e di una canzoncina di topolini a loro agganciata,
e uno di loro è già stato ucciso. Ma a questo punto bisogna fermarsi
per rispetto al racconto, che termina in maniera sorprendente, seppure
l'assassino si possa intuire, dopo avere attribuito a ognuno dei
personaggi motivazioni plausibili per esserlo. Coniugi Ralston compresi.
La comicità non manca, e la drammaticità, come diceva l'autrice,
si appunta magnificamente. Merito della puntuale regia, del
dinamismo serrato della conduzione e, soprattutto, della bravura
degli attori, i quali disegnano i propri personaggi a pennello.
L'architetto è un eccentrico divertente, oltre che un povero uomo,
ed è uno spasso seguirne le gags. La ex magistrato è l'arrogante,
petulante zitella cui nulla va bene, responsabile di decisioni professionali
discutibili. Pallavicini non si sa bene che faccia, salvo masticare
mentine e offrirne in continuazione, con simpatica improntitudine.
Il Maggiore sembra enigmatico, e come tale si comporta. La ragazza
può essere chiunque, è chiaro che è alla locanda con uno scopo determinato,
e la sua condotta dà adito a ogni valutazione. Mollie e Gilles rischiano
di mandare all'aria il loro matrimonio, ma non succede, anzi! Trotter
fa il poliziotto con la cura e la dedizione che ci si aspetta, magari
esagerando.
Tutto bene, dunque, nello spettacolo di Agatha Christie, retto
dagli attori Stefano Messina, regista e interprete di Gilles; Carlo
Lizzani, Stefano Altieri, Roberto Della Casa, Massimiliano Franciosa,
e le attrici Annalisa Di Nola, Claudia Crisafio ed Elisa Di Eusanio.
Da un bellissimo spettacolo, un bellissimo successo.