L'UOMO PRUDENTE
Di Carlo Goldoni
Regia di Franco Però
Al
Teatro Carcano di Milano i classici non mancano mai. E' una
scelta nobile e intelligente, che qualifica una sala teatrale e
la caratterizza anche sotto il profilo della frequentazione. Il
Carcano, che vanta oltre duecento anni di vita, si fregia della
sua storia e sembra che Goldoni, Pirandello, Shakespeare, Ibsen,
Sofocle… vi siano domiciliati e si trovino a proprio agio.
Così, dopo lo Shakespeare di Il sogno di una notte di mezza estate,
che ha aperto la stagione, ecco il Goldoni de L'uomo prudente,
commedia minore del veneziano, non sovente allestita, che il regista
Franco Però e l'attore Paolo Bonacelli hanno voluto mettere in scena.
Anche chi scrive l'ha conosciuta per la prima volta, e nel ricercare
i precedenti si è imbattuto nella descrizione che l'Autore ne fa
nelle sue "Memorie", l'estesa autobiografia che egli compose in
francese a Parigi, dal 1784 al 1787, quando ormai la vena teatrale
si era esaurita e la Rivoluzione Francese incombeva. E' noto che
Carlo Goldoni morì il 7 febbraio 1793, in piena Rivoluzione, con
la ghigliottina funzionante senza sosta.
La commedia fu rappresentata a Mantova nel 1748, ed è gustoso il
racconto particolareggiato dell'Autore". Ecco, dunque, Goldoni:
"Pantalone, ricco mercante veneziano stabilito a Sorrento,
nel regno di Napoli, aveva due figli di primo letto, Ottavio e Rosaura,
e s'era appena risposato con Beatrice, figlia di un commerciante
del luogo. La matrigna era civetta, il figliastro libertino, la
figliastra sciocca. Beatrice aveva i suoi cicisbei, il giovane delle
amanti, la ragazza delle tresche. Pantalone, uomo savio e prudente,
cerca di vincerli con la dolcezza; non cava un ragno dal buco; prova
a minacciarli, le minacce li irritano ancor più, la severità li
mette alla disperazione. Beatrice, violenta ed eccitata dai malvagi consigli delle
persone che frequenta, è portata dalla collera e dalla cattiveria
fino al segno di volersi disfare del marito; persuade e fa complice
del delitto il figliastro, non meno indegno né meno scellerato della
matrigna. Costui fornisce il veleno, l'altra coglie il momento in
cui il cuoco è fuori per spese e butta l'arsenico nella minestra
destinata al rispettabile vecchio. Rosaura ha una cagnetta che ama pazzamente, le dà a colazione
quella minestra; la cagnetta la mangia, cade in convulsioni e muore.
Rosaura disperata confida il caso all'amante; costui capisce da
dove il colpo è partito, non si può sospettare se non della matrigna
o il figlio; s'interessa alla vita di Pantalone e va a denunciare
il delitto. La giustizia arresta Beatrice e Ottavio. L'uomo prudente
nasconde il corpo del delitto e si fa lui stesso difensore degli
accusati. Mancano le prove, la pentola avvelenata non c'è più, una
cagnetta viva e uguale a quella morta produce l'illusione, un'arringa
vigorosa e patetica del padre e del marito convince il giudice,
lo commuove; gli accusati sono assolti. La tenerezza di Pantalone
vince i cuori dei suoi nemici, la prudenza salva l'onore della famiglia".
Goldoni aveva composto la commedia a Pisa, dov'era in veste e professione
di avvocato, e l'intreccio, dice, non era del tutto inventato, quell'orrendo
delitto era stato compiuto in un paese della Toscana, "… e non mi
dispiaceva far conoscere ai miei compatrioti in quali occupazioni
avevo speso quei cinque anni di assenza." C'è un tantino di polemica,
sia pure tardiva, e lo scrittore non rinuncia a manifestarla.
La commedia, continua, ebbe "… successo totale a Venezia; quel veleno
e quell'arringa in criminale, e le tirate di cui era piena, non
erano nel gusto della buona commedia, ma il Pantalone (era l'attore
Darbes, che aveva avuto un fiasco clamoroso nella precedente commedia,
Tonin Bellagrazia, scritta sempre da Goldoni, e L'uomo
prudente lo doveva artisticamente rivalutare ndr) si trovava
perfettamente a suo agio per esibire la superiorità del suo talento…
e non occorse altro perché fosse proclamato il miglior attore che
allora calcasse le scene".
Veniamo all'allestimento curato da Franco Però, con Paolo
Bonacelli nei panni di Pantalone. Giova dire subito che la maschera
ha perso … la maschera e il linguaggio veneziano, salvato nelle
parti minori, e che la modernità registica non tradisce le intenzioni
goldoniane. C'è il clima noir, con il tratteggio feroce dei personaggi
cattivi, come Beatrice e Ottavio; lo stoltezza di Rosaura, e quanto
l'Autore fa capire del suo tempo nelle figure giovanili di contorno,
maliziosamente simili a quelle di oggi. C'è l'ambientazione data
da una serie di tende che circolarmente fanno perimetro sul palcoscenico
e si aprono e si chiudono funzionalmente, secondo le necessità.
C'è il personaggio di Pantalone, con la bonomia e il prudente buon
senso che lo caratterizza, una bella figura di anziano, ancora vitale,
che le tenta tutte e ci riesce in virtù dell'esperienza, egli vuole
preservare se stesso e la sua economia con un buonismo che sa di
natura e opportunismo, ma raggiunge lo scopo di mettere ordine in
casa propria e nei familiari. Forse è reperibile una certa ingenuità,
per esempio nelle finte cagnette pazzamente amate da Rosaura; oppure
nelle movenze dei personaggi che sembrano muoversi teatralmente,
consci di farlo con un filo di ironia e di divertimento, seppure
con il dinamismo voluto dalla vicenda. Insomma, il gioco teatrale
è scoperto, quasi una complicità da spartire con il pubblico, attratto
dal realismo perfido di Beatrice e dalla saggezza di Pantalone.
Lo spettacolo esiste; l'operazione teatrale sa certamente di recupero
storico, quasi documentario, che soddisfa la curiosità di scoprire
Goldoni autore di un thriller; ancora ci sono le maschere in azione:
nello spettacolo c'è un simpatico Arlecchino tradizionale che si
muove tra personaggi normali, e altri che si chiamano Brighella
e Colombina, cioè maschere.
Infine, citiamo gli interpreti iniziando dal protagonista, Paolo
Bonacelli bofonchiante Pantalone, cui l'attore presta la propria
voce caratteristica, cupa e rugosa, adatta al personaggio denso
di sfumature psicologiche. Beatrice è l'antagonista, cui Federica
Di Martino dota di glaciale condotta, intrisa di odio e di rivalsa,
donna che reclama la propria libertà con implacabile tenacia, salvo
poi tornare, dopo lo scacco del mancato omicidio, nei ranghi coniugali.
Francesco Gerardi fa Ottavio, il personaggio è un debole giovanotto
scapestrato, e l'attore lo asseconda benissimo. Rosaura, definita
sciocca dall'Autore, è impersonata da Elena Ferrari esattamente
come deve essere. Altri giovani attori, Federico Vigorito, Simone
Ciampi, Alessandra Raichi, trescano, amano, brigano e, con Paola
Giglio, briosa Colombina, animano la trama con dinamica presenza
e professionale bravura. Nino Bignamini è, di volta in volta, Arlecchino,
Brighella, un giudice. Il cuoco di famiglia e un notaio sono appannaggio
di Giacomo Rosselli.