LA VERITA'
Di Florian Zeller
Regia di Maurizio Nichetti
Al
Teatro Nuovo di Milano è andato in scena un poker di personaggi
inventati da un autore francese emergente, Florian Zeller. Appena
trentatreenne, ha sbancato Parigi con La verità, commedia
dal titolo impegnativo, variazione del classico triangolo: più uno.
Trama di tradimenti retti da un intrico dialogico elegante, che
induce a guardare dal buco della serratura due coppie di coniugi
molto legati da amicizia e, veniamo a scoprire, soprattutto da altro.
Michel e Alice sono amanti da sei mesi, e si incontrano in camere
d'albergo occasionali. Michel è marito di Laurence, che non sa niente
di quel che accade in famiglia; Alice è moglie del migliore amico
di Michel, Paul, il quale ignora il rapporto adulterino della consorte.
Così credono i due colombi. Sembra che in Francia così vanno normalmente
le cose.
Alice, oltre a godere degli incontri, ne subisce pure i rimorsi
e, dopo una avventurosa scappata fuori porta con l'amante, svela
al marito, che già lo sapeva, la tresca con l'amico. Insomma, racconta
la verità. Quando Michel, tramite Alice, viene a conoscenza della
rivelazione si offende profondamente per il silenzio ostentato di
Paul, ma costui accetta tranquillo lo sfogo, e a sua volta confessa
di avere anch'egli da un anno e mezzo una relazione con una donna:
Laurence. Un'altra verità. Il sorpreso, e arrabbiato Michel, quale
rivalsa, sente di dover raccontare allora la propria verità alla
moglie fedifraga, e redarguirla per avere taciuto. Laurence nega
decisamente il rapporto con Paul, segnale, dice, della vendetta
dell'amico. E' la sua verità. Le varie versioni transitano sempre
da Michel, protagonista degli incontri/scontri con gli altri personaggi,
costretto a difendersi con bugie penose, e deciso a non rinunciare
al proprio ménage. Però… nell'ultimo brano della commedia ecco uscire
la verità finale. Michel si rende conto di essere l'unico gabbato
del quartetto, e ogni gabola sentimental/sessuale rischia di fallire.
Seguendo il sentiero della comicità si accetta il lavoro come
un puzzle che si compone allegramente, con un pizzico di amaro.
Quante verità rivela la piccante pièces del giovane Zeller! Ma una
dopo l'altra, la brillante conduzione scatena l'ilarità e cancella
ogni suggerimento moralistico: non si prenda sul serio la vicenda,
che è stata costruita per divertire, sottintende l'autore. Al contrario
di Feydeau, qui i tradimenti avvengono sempre, si protraggono, e
fanno come parte del matrimonio, perciò sapere le diverse verità
non inficia l'amore dei coniugi, e in mezzo alle menzogne: che esistono
soltanto perché celano la verità, tutti si riconoscono. Dialogica,
si diceva, e le parole abbondano tra i protagonisti della commedia.
Gli interpreti si concedono generosamente al ritmo dello spettacolo,
che si avvale di un palco girevole per ambientare le diverse location
sceniche. Michel è il disinvolto Massimo Dapporto, un bugiardo in
possesso di immediate risorse, uomo che accampa i silenzi altrui
come colpe, ignorando le proprie. L'attore non perde un colpo, sebbene
posi un tantino, consapevole forse dell'improbabilità del personaggio.
Antonella Elia fa Alice, in più vesti e non, e calza il ruolo dell'amante,
con sensi di colpa incorporati, all'altezza del tratteggio assegnatole.
Massimo Cimaglia è un Paul trattenuto, rassegnato alle corna fatte
e subite, fa da contraltare all'amico Michel e lo beffa, anche nelle
appassionate partite a tennis. Infine la misurata Laurence di Susanna
Marcomeni, flemmatica consorte che tutto sa e tutto tace, svela
la sua spiacevole verità senza profferire parole. Successo al Nuovo,
dove il pubblico si fa trascinare nel labirinto delle molteplici
verità e ampiamente si diverte.