L'APPARENZA INGANNA
di Francis Veber
Adattamento di Tullio Solenghi e Maurizio Micheli
Regia di Tullio Solenghi
L'apparenza
inganna, in scena al Teatro Nuovo di Milano, è una commedia
divertente, e non ci piove. Divertente con qualche considerazione.
Siamo in una azienda che produce preservativi: esistono e qualcuno
li deve fare. Nel contesto aziendale c'è l'impiegato Pino Tricarico
che, da quel poveretto senza qualità che è, viene vessato da tutti,
e finalmente licenziato dal capo personale Ercole Spadoni. Disperazione
del Pino, già diviso dalla moglie, una donna impossibile, trascurato
dal figlio, costretto al pagamento degli alimenti e ridotto sul
lastrico. L'azienda presentata da Veber è uno spaccato indovinato:
presidente, prepotente e onnipotente, che tenta di farsela con la
segretaria procace, colleghi in lotta tra di loro a scopo carriera,
opportunismi e colpi bassi, piaggeria ostentata e caccia alle colleghe.
Fin qui tutto normale e ben reso.
Ma il disoccupato Pino, dopo un tentativo di suicidio non riuscito,
ha un colpo di genio, suggeritogli da Giacinto, il nuovo vicino
di casa, che gli consiglia di fingersi gay per dribblare il licenziamento,
oppure informare la lobby degli omosessuali della cacciata i quali
provvederanno a fare un tale casino da costringere l'azienda a riassumere
l'impiegato, pena il fallimento. Semplice espediente che giunge
a bersaglio. Pino riprende i suoi compiti di contabile, ma lo Spadoni
schifato dalla situazione gay del riassunto, e consigliato dai perfidi
colleghi, lo avvicina per ingraziarselo e sfotterlo insieme, e ne
rimane invischiato, così da trasformarsi in poco tempo anch'egli
in gay. Donativi e blandizie al Tricarico lo portano alla metamorfosi
e al fallimento del proprio matrimonio. Nel frattempo, il ritorno
di Pino, reclamizzato in TV con uno spot malandrino, ha rilanciato
la produzione sino al sessanta per cento del fatturato, e il nostro
diventa l'icona rappresentativa del movimento omosessuale, al quale
tuttavia egli non vuole proprio appartenere. L'avventura si conclude
con la consapevolezza del protagonista d'essere finalmente diventato
un uomo di carattere, avere l'amicizia di Ercole e l'innamoramento
della segretaria che sinora lo aveva bistrattato.
Per favore, non disturbiamo la morale altrimenti ci facciamo male:
tanto per dire, le famiglie dei personaggi naufragano tutte per
un motivo o per un altro. L'ambiente umano dell'azienda è certamente
realistico e tracciato ironicamente, ben lo sanno coloro che lavorano
negli uffici, ove la promiscuità, le scalate o i desideri di carriera
sono possibili. La trovata dell'autore sta nel prodotto dell'azienda
e soprattutto nel fingersi gay del protagonista, motivi che scatenano
naturalmente l'ilarità di una parte del pubblico. Lungi, però, il
giudizio sul tutto. Divertimento in tono scanzonato.
Va rilevata la dinamicità e la scorrevolezza dello spettacolo,
e la bravura degli attori. Il Pino è reso da Maurizio Micheli
senza eccessi di cattivo gusto e anzi con misura e umanità. Ottimo
il comportamento di Tullio Solenghi che parte spaccone e transita
con varie sfumature sino al traguardo voluto dall'autore. Brave
pure le caratterizzazioni di Sandra Cavallini e Fulvia Lorenzetti,
segretaria, e gasata moglie del Pino. Contornano il duo Massimiliano
Borghesi, Paolo Gattini, Adriano Giraldi, Enzo Saturni, colleghi
che (non) si raccomandano. Matteo Micheli è il figlio, modernissimo,
di Pino. Festa e successo al Teatro Nuovo.