"Certo avremmo potuto inventarci un'etichetta
più originale, lo ammetto, in fondo siamo solo una delle duecentomila compagnie
teatrali che portano questo nome, ma quando ci siamo costituiti in Associazione,
nel 1998, eravamo più preoccupati della preparazione dello spettacolo che stavamo
per portare in scena che del nome da dare al nostro sodalizio. Così abbiamo
scelto il primo che c'è venuto in mente e via... da allora però lo portiamo come
un vestito comodo e confortevole e non vediamo nessuna ragione per cambiarlo" E'
Franco Di Leo, degli Amici del Teatro di Luino, che parla con fervore della nascita
di questo gruppo, del quale è stato l'ispiratore ed è tuttora il regista e l'anima.
Ci racconta delle sue esperienze giovanili al Filodrammatici di Milano e del suo
trasferimento a Luino, dove ha riscoperto la voglia (dopo aver intrapreso altri
percorsi artistici, tra la cui la cinematografia) di tornare a fare teatro, coinvolgendo
nell' idea gli amici Marco Della Siega, attuale presidente, Marco Riva e Patrizia
Vissi, provenienti dal gruppo dell'Oratorio. Attorno a questo nucleo originario
si sono ben presto uniti altri appassionati, ed ecco il gruppo crescere sia sul
piano della partecipazione (oggi conta una quarantina di elementi che collaborano
a vario titolo) sia sul piano artistico. La compagnia non dispone di un teatro,
ma si avvale del sostegno del Comune che concede uno spazio per le prove e un
contributo per l'attività culturale svolta. Questa attività spazia, ovviamente,
per l'intero territorio dell'Alto Varesotto; quindi ecco gli spettacoli portati
in scena, come un vero gruppo itinerante, oltre che a Luino, a Porto Valtravaglia,
Agra, Germignaga, Ferrera, Maccagno, Marchirolo, Montegrino, Orio. Il repertorio
è prevalentemente indirizzato alla commedia brillante, quindi si parla di teatro
di evasione e di divertimento. Dopo il primo La pulce nell'orecchio di
Feydeau, hanno fatto seguito Arsenico e vecchi merletti di Kesselring,
La palla al piede sempre di Feydeau, Centocinquanta la gallina canta
di Campanile, intervallati da un giallo come Trappola per topi della Christie,
fino all'ultimo nato Rumori fuori scena di Frayn. Accanto a questi
lavori, molto noti e di sicuro affidamento, il gruppo organizza anche alcuni appuntamenti
culturali, attraverso letture sceneggiate di importanti opere letterarie. Siamo
nell'area del lago Maggiore, terra natia di Piero Chiara, tanto amata e tanto
presente nelle sue opere, che ovviamente trovano frequente spazio in queste manifestazioni.
Così sono stati portati in scena, in forma di lettura, i suoi romanzi più
famosi (I giovedì della Signora Giulia e La stanza del vescovo, assieme a racconti
compresi nello spettacolo: Intrighi dalle pagine di Piero Chiara), oltre ai quali
però sono state affrontate opere di altri famosi scrittori come Maupassant, Guareschi,
Dibdin, Vitali, Soldati, Campanile, per finire con Baricco, del quale si sta replicando
la lettura di Novecento in collaborazione con il Liceo Musicale di Luino. Letture
sceneggiate sono state eseguite anche dal Gruppo giovani, che opera autonomamente
nell'ambito dell'Associazione (Il canto di Natale di Dickens e Sherlock
Holmes di Conan Doyle), giovani che nel contempo stanno preparando la loro
prima performance teatrale completa con La bisbetica domata sotto la guida
di Rosanna Manvati, assistente alla regia. Lo stesso Di Leo, che firma tutti
gli allestimenti degli spettacoli e cura personalmente anche le traduzioni e i
vari adattamenti dei testi, si dichiara sorpreso dal grande interesse e dal successo
che incontrano queste letture, a riprova che il pubblico vuole sì ridere e divertirsi,
a volte anche in modo troppo facile (non bisogna dimenticare l'influsso della
comicità, spesso insipida e volgare, che oggi dilaga sulle reti televisive) ma,
al tempo stesso, esprime un bisogno di conoscenza e di riflessione sui grandi
temi dell'esistenza che solo la grande letteratura può appagare. Chiediamo
a Di Leo se, oltre a quella di regista, non sia tornata a galla in lui anche la
passione e la voglia dell'attore. Risponde, modestamente, che preferisce non recitare. "D'altra
parte, dopo aver massacrato un testo traducendolo, adattandolo e curando la regia,
non c'è motivo di infierire anche con la recitazione". Di impegni ce ne sono
già tanti, oltre alla preparazione e agli allestimenti c'è la fase organizzativa
e la programmazione di nuovi eventi. La scelta di nuovi testi è un rituale normalmente
differito alle vacanze estive, che diventano quindi lo spazio di riflessione e
di valutazione per copioni eventualmente da selezionare e preparare per il gruppo.
E' stato così per l'ultimo lavoro Rumori fuori scena che la Compagnia sta rappresentando
tuttora; il debutto è avvenuto il 30 aprile a Porto Valtravaglia (dopo un numero"zero"
il 6 aprile a Nasca), con recite a seguire nelle altre località (il 2 luglio a
Luino) e ulteriore prosecuzione dopo l'estate, fino ai primi mesi del 2006. Parla
con calore di questa sua ultima regia che ha richiesto un lavoro di preparazione
molto intenso e gravoso per le difficoltà di adattamento, di ambientazione e quindi
di scenografia, che avevano suscitato dubbi e perplessità circa l'idea stessa
di metterlo in scena. Ci racconta queste sue difficoltà, e relative soluzioni,
in un interessante articolo che pubblicheremo prossimamente in un apposito spazio
che ''Teatro'' desidera mettere a disposizione dei registi delle nostre Compagnie,
invitandoli a raccontare i percorsi di preparazione dei loro spettacoli, con tutte
le implicazioni artistiche e umane che questo lavoro, faticoso e affascinante,
comporta. "La richiesta di fare Rumori fuori scena arrivava puntuale da almeno
tre anni. Avevo sempre scantonato, non perché il testo di Michael Frayn non mi
piacesse, tutt'altro. Lo avevo visto con la Cooperativa Attori e Tecnici di Attilio
Corsini, in un bellissimo allestimento di circa vent'anni fa e l'avevo trovato
esilarante, una macchina teatrale perfetta. Mi ero procurato il testo originale
ed ero rimasto affascinato dalla maestria con cui l'autore smonta e rimonta le
varie azioni. E allora? Allora ci sono le porte. Otto, per la precisione. E un
soppalco. E qui cominciano i guai. Già perché nei teatri dove ci esibiamo normalmente,
otto porte forse c'entrano a fatica, ma un soppalco proprio non ci sta. Infine
due anni fa, a conferma che c'è un tempo per ogni cosa, ci ho ripensato. Stavo
per partire per le vacanze, infilai il copione in valigia per studiare come avrei
potuto tradurlo e adattarlo". La conclusione della vicenda, come sappiamo,
è che lo spettacolo, dopo oltre un anno di prove (peraltro intervallate dagli
impegni di altri eventi) è andato finalmente in scena. Il divertimento degli
spettatori e i riconoscimenti ricevuti hanno ampiamente ripagato le fatiche di
tutti i componenti del gruppo, che da questa affermazione collettiva riceve la
spinta verso altri traguardi e vede confermata la forza e l'importanza della dimensione
comunitaria, che è uno dei valori fondanti della compagnia, perché lo stare insieme,
il vivere esperienze fianco a fianco con gli amici - sottolinea l'amico Di Leo
- è qualcosa di più bello ed essenziale del successo artistico.