Nel nostro viaggio tra le Compagnie possiamo mai trascurare la
"Don Giorgio Colombo" di Bellusco e dimenticare, quindi, un personaggio
del …peso di Antonio Menichetti, co-fondatore (con l'amico
ed attore Eugenio Colombo), regista, attore, trascinatore, vero
motore della Compagnia? Chi, nel nostro ambito, non conosce l'Antonio,
chi non rimane colpito dalla sua prorompente figura, dalla sua giovialità,
dalla sua arguzia condita di simpatiche battute, ma anche dalla
sua vitalità e dal suo amore per il teatro?
Teatro in forma esclusivamente dialettale (meneghino o…brianzolo,
non importa), perché, come egli stesso precisa, è convinto che le
commedie in dialetto siano le più semplici, le più vere, quelle
che arrivano immediatamente al cuore del suo pubblico. E su questa
direttrice di rotta, che è il marchio della "casa", gli amici di
Bellusco, hanno sfornato spettacoli in quantità, facendosi sempre
di più apprezzare e regalando buonumore ed allegria in tutte le
località in cui si sono esibiti.
Ma quando è cominciata la loro avventura? Ce lo spiega l'Antonio,
ricordando con una punta d'orgoglio il 25^ anniversario celebrato
con una bella festa proprio nel marzo di quest'anno "… era il Carnevale
del 1979 e con un piccolo gruppo di amici belluschesi decidemmo
di mettere in scena "El cortil di Cassinett" di Roberto Zago,
con tanta paura ma con altrettanta passione. Il successo ottenuto
ci convinse a continuare a "fare teatro" con un progetto che abbiamo
condiviso e portato avanti negli anni….e che prosegue ancor oggi
con lo stesso entusiasmo". Il nome della Compagnia fu scelto per
rendere omaggio e ricordare un indimenticabile Sacerdote, a quell'epoca
da poco deceduto, che era stato Parroco di Bellusco per cinquant'anni
e che tanto aveva fatto e tanto aveva dato al teatro belluschese.
Da allora la Compagnia ha messo in scena circa sessanta spettacoli,
per un totale di quasi trecento repliche, vinto numerosi premi,
sia di gruppo che individuali (due Eugenio Colombo come miglior
attore protagonista e uno ciascuno Natale Brambilla e lo stesso
Menichetti come attori non protagonisti) nelle numerose rassegne
cui ha partecipato. Per quattro anni dal 1994 al 1997 il gruppo
ha rappresentato la Lombardia al Festival dei Dialetti di Bordighera.
A loro volta gli amici belluschesi si sono fatti promotori,
da quindici anni, di bellissime rassegne che hanno visto sfilare
sul palco circa una cinquantina di gruppi amatoriali, tra i migliori
della regione. E, ringraziando l'attuale Parroco Don Roberto
Terenghi per la disponibilità del Teatro San Luigi, ad ogni stagione
si toccano i 120 abbonamenti.
Tra i tanti successi della Compagnia, l'Antonio cita subito "Fra
Giocondo","El me fioeu avocatt", "Pignasecca e Pignaverda" e "La
Bonanima". Questi ultimi due lavori in particolare, frutto di sue
traduzioni in dialetto da Valentinetti e Palmerini, hanno riportato
larghi consensi di pubblico e richiesto un gran numero di repliche
(per la "Bonanima" ben diciotto serate in questa stagione).
Nel gruppo degli attori, oltre all'Eugenio, inseparabile
amico e validissimo primo attore, ed al Natale Brambilla, già citati,
ricordiamo la "sciora" Maria Luisa Ronchi, la Alessandra Fenaroli,le
giovani Marina Perego, Debora Calesella e poi Alessandro Carzaniga,
Giuseppe Perego e Silvio Gerosa. Alle scene provvedono, in proprio:
E.Colombo, A.Brambilla, S.Carzaniga, P.Grazioli e M.L.Ronchi, per
il trucco: Maria Luisa.Gerosa. Suggeritore: Paolo Grazioli.
Regista, ovviamente, Antonio Menichetti che continua
inoltre la sua fortunata attività di traduttore di commedie brillanti
dei migliori autori italiani. Certo il lavoro, tra prove e recite,
è abbastanza gravoso, fare teatro amatoriale a questi ritmi diventa
quasi un mestiere, ma, assicura l'Antonio, la fatica è ripagata
dalle soddisfazioni, dalla felicità di stare insieme e anche di
…scherzare, come quella volta a Sulbiate, durante un "Succed a Porta
Volta"quando L'Eugenio, avendo trovato dietro le quinte un topolino
morto lo portò in scena , a sorpresa, e la Maria Grazia Villa, cominciò
a scappare terrorizzata in giro per il palco, tra lo stupore degli
spettatori.
Ma, buttiamo lì una piccola provocazione, tutto questo girare,
non è forse frutto di eccessivo esibizionismo? Non raccoglie l'Antonio
ma prontamente replica che per lui e per i suoi fare teatro vuol
dire impegnarsi, studiare e soprattutto confrontarsi con altri gruppi
e con altri pubblici e non per esibizionismo, ma per cercare di
crescere e migliorare continuamente. Ora, dice, qualche difficoltà
si sta profilando per il reclutamento di attrici ed attori giovani,
speriamo che il ricambio continui, comunque noi… meno giovani non
molliamo e, se la Provvidenza… provvede, siamo pronti a farvi divertire
per altri venticinque anni.