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COMPAGNIA SANTA GIULIANA" Una interessante realtà da dieci anni a Caponago
Ci
troviamo di fronte a un gruppo di formazione abbastanza recente, anche se dieci
anni non sono proprio pochi. La Santa Giuliana nasce infatti nel 1996 presso l'omonima
Parrocchia di Caponago, paese di 5.000 abitanti vicino ad Agrate. Il motivo è
quello che, in genere, accomuna molte di queste iniziative: un gruppo di amici
che scopre la voglia di fare teatro, di affrontare il palcoscenico, che si appassiona
e decide di continuare. Tra le fortune del gruppo (alcune già arrivate, in termini
di successo, altre sicuramente arriveranno) c'è senz'altro quella di avere a disposizione
un bel teatro, costruito nel 1968 e, grazie al sostegno del parroco Don Luigi
Didoni, già ristrutturato due volte, di cui l'ultima nel 1994; non una grande
sala (conta circa 250 posti, tra platea e galleria), ma certo un ambiente accogliente
e attrezzato, con un palcoscenico spazioso, insomma il posto giusto per fare del
buon teatro. Quale teatro? Lo chiediamo a Maurizio Beretta, regista e animatore
della Compagnia. La risposta è più che decisa (e convincente): "Teatro dialettale.
Non è una scelta di opportunismo, dettata dal fatto che il dialetto piace e attira
il pubblico. Certo la presenza del pubblico è importante: è bello recitare in
una sala colma, tra il calore della gente. Questo indirizzo l'abbiamo voluto sin
dall'inizio e così continuiamo. Infatti credo che, al di là dei discorsi abbastanza
retorici sul recupero delle radici e sulla testimonianza del passato, sia più
facile rappresentare col dialetto le situazioni domestiche, gli affetti, i sentimenti,
le figure tipiche che ancora appartengono alla nostra realtà, nonostante la globalizzazione
e tutto il resto. Inoltre penso che il chiedere sempre al teatro di lanciare
messaggi è forse una pretesa; la spontaneità e la semplicità anche di piccole
storie, quando ben narrate e presentate, possono far presa e riuscire a comunicare
allo stesso modo idee e sensazioni, forse con maggior facilità e immediatezza. Certo
l'elemento principale è sempre la comicità, perché il pubblico viene anche per
farsi quattro sane risate: l'importante è che il tutto venga esibito con intelligenza,
capacità e direi anche con serietà". Qual è quindi il vostro repertorio? "La
prima volta ci siamo esibiti nel rinnovato circolo parrocchiale con una commedia,
scritta da me stesso per l'occasione, che si intitolava Una storia vegia come
el mondo. Quella prima esibizione ha dato il via a un percorso fatto,
anche materialmente, di molti chilometri per esibirsi in tanti teatri della zona,
nei quali abbiamo portato i nostri lavori successivi, sicuramente di maggior impegno,
ma che ci hanno aiutato a crescere: El curtil di cassinett, delicata memoria
della vecchia Milano, di Roberto Zago, La Ciribiciaccola di Silvio Zambaldi,
nella versione milanese di Galeazzo Gabbari, Ah! sti donn di Franco Roberto,
sempre tradotto da Gabbari, Ma lù chi l'è?, versione milanese di Non
ti conosco più di Aldo De Benedetti, L'ingegner Casciaball, di Emerico
Valentinetti, nella traduzione di Luciano Meroni. Con questi titoli abbiamo
anche partecipato a diversi concorsi e rassegne, ottenendo ovunque positivi apprezzamenti
di pubblico e di critica; in particolare ci piace ricordare il 1° premio riportato
nel 2004 al "Bicocchin d'Or", la nota rassegna organizzata al Teatro S. Giuseppe
di Milano con Ma lù chi l'è?, un riconoscimento indubbiamente gratificante che
abbiamo vissuto come un premio alla passione e all'impegno del gruppo". Il
regista l'abbiamo conosciuto, ma chi sono gli attori, quanti siete in Compagnia?
"Mi piacerebbe citare il nome di tutti i componenti: attori, tecnici,
collaboratori, ma so di chiedere troppo spazio perché siamo una trentina - e quindi,
insieme all'amico Gabriele Michielin, mio valido aiuto, oltre che bravissimo protagonista,
unisco tutti in un sincero quanto doveroso applauso e ringraziamento. I consensi
che otteniamo derivano infatti dalla capacità e dalla felicità di stare insieme,
dalla compattezza di un gruppo che cerca di fare teatro divertendosi... prima
di divertire, forse anche questo è un valore. E poi c'è il lavoro concreto
e pratico: le luci, i costumi, e quello, molto importante, delle scenografie che
progettiamo (grazie ad Angelo Sala) e prepariamo insieme e che richiedono un grosso
dispendio di tempo: scenografie che debbono essere puntuali e descrittive, ma
senza troppo sovraccarico di elementi che possono appesantire la scena e le...
nostre spalle di montatori e trasportatori." La Compagnia è inoltre impegnata
nell'organizzazione dell'annuale "Rassegna di Teatro Dialettale", un evento ormai
tradizionale, giunto alla 8' edizione, a cui partecipano le migliori compagnie
di Milano e della provincia. All'appuntamento dialettale fanno comunque da contorno
anche spettacoli in lingua "fuori rassegna": ad esempio, nel mese di gennaio è
stato rappresentato Hotel dei due mondi di Eric Schmitt. Comunque anche per
il cartellone in dialetto vengono selezionati testi di un certo spessore. Quest'anno
la rassegna ha aperto con La Guera, il noto testo di Albini e Bettini, dato dal
Gruppo Teatro Giussano, seguito da Se podeva fa on musical di Turrini, con la
Compagnia del Coriandolo, da On animal de control di Bertini, ad opera dei Sempreverdi
di Cernusco, con la chiusura a fine maggio, della Santa Giuliana che ha proposto
El cont del Gelso. Chiediamo a Beretta di parlarcene. "I motivi
che determinano la scelta di un copione sono molteplici: la gradevolezza del testo,
il suo contenuto, la valutazione dell'impatto sul pubblico e, non da ultimo per
quel che ci riguarda, il numero dei personaggi, le loro caratteristiche e la difficoltà
dell'allestimento scenico. El Cont Del Gelso, tradotto in "milanes
arios" dall' originale testo in bergamasco di Guglielmo Antonello Esposito riveste
queste caratteristiche, trattandosi di una commedia brillante, idonea a far divertire
gli spettatori e a far recitare tutti i nostri attori con ruoli tagliati su misura.
La vicenda si sviluppa sulle manie di grandezza di un avvocato di umili origini,
diventato un professionista affermato, che vuole a tutti i costi acquisire un
titolo nobiliare per entrare nell'alta società. Tutto questo lo porta a disprezzare
le persone di ceto sociale meno elevato e ad osteggiare il fidanzamento tra la
figlia e il giovanotto, di cui è innamorata, perché ritenuto di rango inferiore.
Sino a quando, con il classico colpo di scena, la situazione evolve a favore dei
due innamorati, e il nostro avvocato riceve la lezione di vita che si merita. Abbiamo
scoperto questo copione per pura casualità, assistendo alla "prima" della commedia,
portata in scena dalla compagnia teatrale "Amici del Teatro" di Bottanuco e abbiamo
deciso di tradurlo, con il consenso dell' autore, e di metterlo in scena nella
nostra Rassegna, con un successo di pubblico che ha confermato la bontà della
nostra scelta".