GLI
SCOMBINATI Una storia come tante. Ce la racconta Enrica Bassi, regista e animatrice
della Compagnia di Rodano
Scrivere di se stessi è sempre difficile:
racconto troppo lungo, troppo breve, a volte troppo autocelebrativo. Allo stesso
modo è difficile parlare della propria Compagnia: un racconto "raccontato" da
altre cento Compagnie teatrali, tutte dilettanti come la nostra. Ma ognuno di
questi racconti racchiude un proprio mondo ricco di emozioni, di grande impegno,
di facili entusiasmi e perché no, anche di delusioni. Ogni volta leggo sulla
rivista gli articoli scritti dalle nostre Compagnie e in essi trovo sempre qualcosa
che ci accomuna in un grandissimo gruppo di persone entusiaste, che trovano gioia
nel mettere in gioco se stesse, che fanno e propongono cultura ma, soprattutto,
che stanno bene insieme, impresa oggi piuttosto difficile. Da qui l'idea di
scrivere di noi, degli "Scombinati di Rodano", un piccolo paese dormitorio a pochi
chilometri dalla metropoli milanese. In questo contesto, certo non facile,
è nata nel 2000 la nostra Compagnia. Dopo una lunga esperienza teatrale con i
ragazzi nella scuola, ritiratami dal lavoro, ho ritenuto che fare qualcosa di
simile anche con gli adulti in un paese i cui abitanti tornano alla sera solo
per dormire, sarebbe potuto essere di stimolo a una delle tante forme di divertimento,
di rapporto sociale e anche di cultura. Ho lanciato la proposta. La risposta:
"sì" nel campo femminile; "ni" in quello maschile. Anche di fronte a un inizio
così poco incoraggiante non ci siamo persi d'animo e siamo partiti per la grande
avventura. A quel punto si trattava di indirizzarci verso la scelta del primo
lavoro da mettere in scena. Conoscevo I dieci piccoli indiani di A. Christie e
poiché il giallo a me è sempre piaciuto, nella mia testa già avevo individuato
fra le persone conosciute i vari personaggi. Devo riconoscere che, come recita
d'esordio, non avevo certo la più semplice. Anzi l'impresa sembrava quasi impossibile. Dopo
tanti tentennamenti, dopo risposte del tipo: "tu sei impazzita" e simili, adesioni
mai portate a termine e dopo aver cambiato alcuni personaggi maschili in femminili,
alla fine mi sono ritrovata una compagnia composta da: una settantenne, una sedicenne,
due ventenni e il resto dai cinquanta in poi. Nessuno aveva mai calcato un palcoscenico.
Da qui il nome de: "GLI SCOMBINATI" perché più scombinati di così era impossibile
essere. A fatica e con tanti accorgimenti, siamo finalmente riusciti a mettere
in scena la commedia. E, non disponendo Rodano di un teatro locale, chi poteva
ospitare gli Scombinati se non l'Auditorium del Comune di Settala, dove conoscevano
la sottoscritta per le numerosissime rappresentazioni fatte con gli alunni? Ricordo
la paura e l'emozione di quel lontano 21 ottobre del 2000 quando, dietro al sipario
chiuso, ci si guardava in faccia quasi terrorizzati. In quel momento mi sentii
colpevole per aver costretto, quasi con la forza, tante persone che fino a quel
momento avevano vissuto una vita tranquilla ad affrontare una simile impresa. Anche
se Giuliano Rossi, mio marito, ha dovuto ripetere per tre volte a Franco (Jommi),
completamente nel pallone: "Ma dove teneva la pistola?"; anche se la ultrasettantenne
non ricordava una parola e leggeva la sua parte su di una falsa Bibbia la commedia
arrivò, felicemente, alla fine, col gradimento da parte di un pubblico discretamente
numeroso. Da qui il coraggio per continuare. L'anno successivo, un altro giallo:
L'ospite inatteso sempre di A. Christie. Gli applausi furono calorosi.
Il nostro "ascensore", partito dalla cantina, era arrivato al primo piano. Perché
non salire ancora? Nel frattempo qualcuno si era ritirato ma altri avevano
preso il loro posto, e l'acquisto per la compagnia risultò una fortuna. Portammo
in scena La famiglia dell'antiquario di Goldoni e questa volta Gli Scombinati
fecero eco sia per l'originalità della regia, che per i costumi e la disinvoltura
degli attori. Si trattava di una commedia che metteva a nudo la società di
una Venezia settecentesca in decadenza i cui nobili, senza denaro, erano circondati
da sfruttatori; i mercanti si arricchivano e il popolo mangiava polenta. Una commedia
recitata su due livelli. E questa volta il successo fu davvero grande e, oso dire,
meritato. Il nostro ascensore saliva ancora di un piano. Fu a questo punto
che venimmo a conoscenza del GATaL e del Concorso, e decidemmo di iscriverci.
Quell'anno andammo in scena con L'avaro di Molière, con un Arpagone che
sognò di vivere niente di meno che nell'antica Roma quando il pater familias aveva
il diritto di vita e di morte su tutti: figli e servi. Ci aggiudicammo il primo
premio di secondo grado. Fu una sorpresa, ma anche uno stimolo ancora più forte.
Continuammo così con il Povero Piero di A. Campanile, che venne giudicato
dalla giuria come l'anno precedente. Il dado era ormai tratto. Il nostro ascensore
continuava a salire. Alcuni della compagnia si erano nel frattempo iscritti a
scuole di dizione o di recitazione e il gruppo otteneva pian piano un notevole
affiatamento. Ormai ci si poteva azzardare ad offrirci in altri teatri. Con noi
era cresciuta, in entrambi i sensi, la mia piccola nipote Ludovica che, dall 'Avaro
in poi, ha fatto parte del gruppo recitando con impegno ed entusiasmo. L'ultimo
nostro lavoro che ha riscosso applausi e risate a non finire, è stato: La pulce
nell'orecchio di Feydeau di cui proponiamo la replica per il prossimo autunno
prima di iniziare le prove della nuova commedia. Così la nostra amata "Pulce"
finirà nello scrigno dei ricordi insieme al resuscitato "Piero", all'avaro "Arpagone",
al "Conte Anselmo", al misterioso "ospite della famiglia Warwick" e ai "dieci
misteriosi ospiti invitati a Nigger Island". La storia degli Scombinati è arrivata
a questo punto e si spera che continui ancora per altre numerose puntate. Tutte
rose per questa "scombinata" compagnia? Affatto! Le spine ci sono state e ci sono
ancora. E' già un'impresa concordare il giorno per le prove; raramente sono tutti
presenti perché i giovani lavorano, i pensionati... I pensionati di oggi non sono
i vecchietti che se ne stanno lì ad aspettare che il giorno passi: al contrario
sono persone attive che hanno cento hobby da seguire e mille impegni, ma alla
fine il compromesso si trova e il lavoro viene portato a termine non senza entusiasmo.
Ora sono molte le richieste di far parte del nostro gruppo, ma noi siamo già
tanti e con un buon bagaglio d'esperienza. Il paese dormitorio sembra essersi
svegliato e i teatri del territorio non ci chiudono più la porta in faccia. Ma
la strada è ancora lunga e tortuosa e noi, SCOMBINATI, dovremo faticare ancora
per raggiungere quel livello che parecchie Compagnie del GATaL hanno dimostrato
di aver già superato.