DIALOGHI
CON SOCRATE Adattamento di Giuseppe Emiliani
Lo spettacolo presentato
al milanese Teatro Carcano come secondo appuntamento di "Viaggio nel pensiero
della Grecia antica", verte su tre dialoghi di Platone, primo allievo di Socrate,
stesi in difesa del filosofo e a sostegno delle sue idee. I tre brani sono L'Apologia,
monologo testamento del filosofo di fronte alla giuria di Atene che lo ha condannato
a morte. Critone, celebre rifiuto di Socrate a fuggire dalla sua città per salvare
la vita. Fedone, l'ultima confessione di Socrate e la sua certezza nell'eternità
dell'anima.
Queste appassionate vicende si snodano con fascinoso scorrere
nell'interpretazione di un superbo, e umile, Giulio Bosetti che nelle vesti paludate
di Socrate rivive i concetti e la dignitosa morte del filosofo in una resa affidata
al magistero della parola. Il filosofo è in attesa di morire, dopo che
il tribunale di Atene ha deciso la fatale sentenza, colpa, per i giudici, la corruzione
dei giovani da lui perseguita con la sua scaltrezza oratoria, definita ingannatrice
e blasfema. La sua difesa dinanzi al tribunale si affida a una altissima disquisizione
sulla verità. Poi, all'amico influente che in nome di tutti gli offre di sottrarsi
all'ingiustizia della condanna, Socrate non desiste: la Legge ha deciso che egli
debba morire, ebbene la Legge deve essere osservata, altrimenti anch'egli diverrebbe
un ribelle, poiché la fuga non cancellerebbe la sentenza, sia pure sbagliata.
Infine, nella cella della prigione Socrate attende di bere la coppa della cicuta,
e ai suoi fedeli allievi consegna le ultime riflessioni sull'immortalità dell'anima.
E' noto che Socrate non lasciò scritta una sola parola, e quanto conosciamo di
lui è riportato da Platone nei Dialoghi. La lettura dei quali non cessa mai di
stupire per quella verità cercata e mai completamente raggiunta, quel frugare
incessante nelle cose degli uomini e negli uomini stessi, con l'attesa della morte
che appare la liberazione e la soglia che conduce in ciò che si spera. Socrate
fu definito anche il fondatore della morale, cioè della sapienza, in quanto per
praticare il bene l'uomo deve conoscere se stesso - come scritto sul frontone
del tempio di Delfi - e conoscere i concetti universali, che vanno imparati e
conseguentemente praticati, il bene allora è conoscenza del vero e la virtù la
pratica del sapere.
Non è questa la sede per le analisi filosofiche, però
l'accostamento teatrale dei Dialoghi induce a riflessioni che si vorrebbero
approfondire, gustare la dialettica (scritta) della parola, la cui musica
è teatro che coinvolge, sebbene la staticità degli attori lasci spazi al suono
dei concetti e dei sillogismi. Lo spettacolo mitiga con effetti di immagini, diapositive
e intense magie di luce l'atmosfera di un'epoca che, ancorché lontana, ci appartiene
come retaggio di etica e di civiltà di valori. Bellissimo il finale con
la documentata morte di Socrate, raccontata da un allievo come una cronaca
descritta attualmente, e commovente la prova di Bosetti che si fa tutt'uno, anche
fisicamente, con il grande ateniese. L'esempio severo del filosofo, che si autocondanna
a morte per impartire l'ultimo insegnamento di fedeltà e di antiopportunismo,
è una lezione che brilla, un Pensiero che è tra i più eccelsi scaturiti da un
uomo. lberto Mancioppi, Francesco Migliaccio e Giuseppe Scordio, nel ruolo
degli allievi, servono a coadiuvare il successo dello spettacolo, al quale assistono
intere scolaresche. Messaggio educativo che merita i grandi applausi impartiti
con generosa convinzione dalla platea del Carcano.