SUL
LAGO DORATO di Ernest Thompson Regia di Maurizio Panici
Rivedendo
Sul lago dorato, scritto nel 1979 da Ernest Thompson, tornano alla mente
i precedenti allestimenti, sia cinematografici che teatrali. I primi ottennero
l'Oscar agli interpreti Henry Fonda e Katharine Hepburn nella versione diretta
da Mark Ridell nel 1981; quelli in teatro risalgono al 1988, allorchè il regista
Luigi Squarzina chiamò Ernesto Calindri e Olga Villi a interpretare Norman ed
Ethel, i due attempati personaggi della commedia. Calindri continuò a fare il
vecchio Norman al fianco di Liliana Feldman, dopo la scomparsa della brava Villi,
a conferma del grande consenso ottenuto dal testo. Adesso, inizio di stagione
del milanese Teatro Carcano, dopo una lunga serie di rappresentazioni in
giro per l'Italia - che continueranno anche nel prossimo anno -, il lavoro vede
una nuova edizione per la pulita regia di Maurizio Panici. Interprete di Norman
è Arnoldo Foà, l'attore ferrarese nato nel 1916, che a ben novantun anni tiene
il palcoscenico con completa padronanza e mestiere. Accanto a lui, Erika Blanc,
attrice di lungo corso e provata esperienza, che l'accompagna con appassionata
aderenza come Ethel, moglie tenerissima. La commedia è come un peana alla
terza età, incarnata dai due anziani coniugi americani in vacanza nella loro villa
nel New England che sorge sulle rive del lago dorato. Lui, Norman, è uno svampito
ma sempre lucido e simpatico egoista, che sa quel che vuole e lo vuole senza compiere
alcuno sforzo. Tutto battute e opportunismo, traligna consapevole delle sue manie
e smemoratezze. Ethel, invece, è la personificazione del buon senso e della solidità
affettuosa. I due si amano da sempre, da quando lui, insegnante, si invaghì della
assai più giovane allieva e la sposò, e ora, se è possibile, si amano ancora di
più. Una sorta di barricata positiva contro il tempo che è passato e contro quel
poco che, ormai, è rimasto. La vacanza viene interrotta dalla visita della
giovane figlia Chelsea, che rimorchia il suo nuovo compagno di vita, il dentista
Billy. Ambedue sono reduci da matrimoni falliti; ma Billy ha un figlio: Billy
junior, costretto, come capita ai rampolli dei divorziati, a trascorrere le vacanze
con il padre. Il ragazzo, si viene a sapere, complica il programma paterno, poiché
il genitore e Chelsea sono prossimi a involarsi per l'Europa per trascorrervi
un mese di amorosa spensieratezza. Lo scopo della visita, dunque, è quello di
parcheggiare Billy junior dai vecchi Norman ed Ethel. Il rapporto tra padre
e figlia non è mai stato buono. Anzi! I motivi vanno cercati in giovanili e banali
pretesti sportivi, quando Norman, che era stato un campione di tuffi, pretendeva
da Chelsea esibizioni degne dei livelli paterni senza averne le capacità. Probabilmente,
l'avversione nascondeva una delusione più profonda: quella di non essere Chelsea
il maschio tanto desiderato. La situazione non è granchè spiegata, rimane il fatto
che tra padre e figlia, anche dopo una lontanaza durata otto anni, l'affetto non
scatta ed è incomprensione quasi totale. E meno male che c'è Ethel a interporsi
tra i due. Billy junior si installa nella villa. I primi approcci sono conflittuali,
come è naturale tra generazioni così distanti. I dialoghi sono effervescenti,
al limite dell'offensivo e della volgarità; ma i vecchi sanno ben ribattere e
il ragazzino si lascia addomesticare. Di più!, tra lui e Norman si stabilisce
un incredibile feeling. Escono a pesca insieme; complottano scappatelle
come due complici e l'amicizia ammorbidisce il carattere del vecchio, il quale,
nel contatto con il giovane, ritrova parecchio dell'antica vivacità. Quando Chelsea
e il compagno ritornano dalla vacanza, Norman se ne addolora; ma il mese trascorso
con Billy l'ha maturato, fino al punto che osa finalmente riconciliarsi con la
figlia. La commedia si chiude con un attacco cardiaco che, forse per il dispiacere,
colpisce l'anziano e pone in agitazione gli astanti, ma è un allarme passeggero,
perché Norman è una roccia e si riprende immediatamente. L'anno venturo egli tornerà
nuovamente sul lago dorato con la sua Ethel, e magari con il giovanissimo amico
e con la ritrovata Chelsea. Si diceva della terza età, e si accenna ai problemi
degli anziani, qui più intuiti che proposti. Il tema è quello dei sentimenti dichiarati
palesemente, talora in maniera un poco melensa; c'è però l'intesa tra due coniugi
che non si sono stancati di volersi bene; c'è la possibilità di un miglioramento
caratteriale e di rapporti reciproci; la meravigliosa risorsa di scaricare con
l'ironia ogni contrarietà; l'ottimismo, in cui è sottesa una punta di fede, e
l'umanità che si purifica e si eleva mentre si approssima l'estremo traguardo.
In contro luce ecco le difficoltà dei giovani, le cui vicende matrimoniali
sono la spia del disagio che colpisce la famiglia: non a caso appare in scena
un ragazzino sballottato come un pallone tra genitori divisi e improbabili nonni.
Costoro sono un esempio di stabilità, perché sono bastati a se stessi per tutta
la vita, e non vi hanno mai abdicato, nonostante tutto. I quadri della commedia
si susseguono sino al tramonto, appunto dorato, come il bell'occaso della
vita di Norman e di Ethel. Viene, infine, da chiedersi quanti sospiri, insieme
al divertimento, salgono dalla platea formata anche da vedovi e vedove, che non
hanno raggiunto l'invidiabile riva del lago in compagnia, e arrancano in solitudine,
desiderando il beneficio del confort che accarezza la coppia che stanno
guardando sul palcoscenico… Riflessioni un poco amare per una commedia gradevolissima,
ma reali, forse lontane dalla leccata e perfetta storia di Ernest Thompson. Come
si diceva, Arnoldo Foà ed Erika Blanc appaiono perfetti nei propri ruoli. Foà
non sbaglia un tempo teatrale, disegna con bellissime sfumature i diversi stati
d'animo, senza perdere mai l'affettuosamente burbero personaggio. La Blanc si
insinua con tutto l'amore e l'ammirazione per il suo uomo e lo accompagna di continuo.
Non altrettanto la Chelsea di Loredana Giordano, un po' distante dai due sacri
monumenti; buono il ragazzino di Luca Pizzurro, forse troppo in là come anagrafe.
Billy lo interpreta Danilo Celli, e Charlie il postino, antica fiamma di Chelsea,
lo rende Valerio Santoro. Successo e tanti applausi, che raggiungono soprattutto
il grande Arnoldo.